“Il Vangelo dalla finestra” di domenica 4 ottobre

di Alessandro Repossi

Il commento di don Michele Mosa. "Sogno di una notte, ottocento anni dopo"

Di Don Michele Mosa

Quella notte sognai Francesco d’Assisi. Camminava lungo il muro di una vigna. Si fermò davanti al cancello, dove qualcuno aveva appeso un cartello: “Proprietà della Chiesa»”.

Lo lesse senza dire nulla. Poi entrò.

La vigna era curata. C’erano filari in ordine, attrezzi riposti con attenzione, registri che documentavano ogni vendemmia. I vignaioli lavoravano molto. Quando Francesco domandò di chi fosse la vigna, uno di loro rispose quasi senza pensarci: “Nostra. Ce ne occupiamo da sempre”.

Francesco abbassò gli occhi. Si chinò, raccolse una manciata di terra e la lasciò scorrere fra le dita. “Anch’io – disse – ho creduto qualche volta che bastasse amare molto qualcosa per poter dire che era mia”.

I vignaioli tornarono al lavoro. Avevano riparato il muro, salvato le piante da una stagione di siccità, insegnato il mestiere ai più giovani. Di quella vigna conoscevano ogni metro. Si capiva perché il padrone gliel’avesse affidata. E si capiva anche come avessero finito per dimenticarlo.

Quando arrivarono i servi, nessuno li offese. Furono fatti aspettare fuori: era tempo di raccolta e c’erano cose più urgenti. Tornarono nei giorni successivi. Uno aveva il volto di un uomo che chiedeva soltanto di essere ascoltato; una donna voleva sapere se per lei ci fosse ancora posto; un ragazzo si fermò davanti al cancello, lesse il cartello e proseguì. I vignaioli non ricordavano neppure di averlo visto. Sul registro non restò traccia del loro passaggio.

Poi arrivò il Figlio. Francesco lo riconobbe prima che fosse vicino. Si alzò per andargli incontro, ma uno dei vignaioli lo trattenne: “Aspetta. Qui c’è una procedura”. Il Figlio rimase fuori, accanto ai servi. Da dentro cominciarono a discutere. Qualcuno temeva che fosse venuto a riprendersi la vigna. Altri dicevano che, se fosse entrato, avrebbe visto quanto era cambiata e avrebbe chiesto conto dei frutti. Decisero di non aprire. Qualcuno uscì a mandarlo via. Oltre il muro, dove dalla vigna non si vedeva nulla, lo uccisero. La vendemmia proseguì.

“Come hai fatto tu a non volerla per te?” – gli chiesi.

Francesco guardava il punto in cui il Figlio era rimasto in attesa. “Non sempre ci sono riuscito”.

Mi sorprese sentirglielo dire. Pensavo che a lui fosse bastato lasciare la casa di suo padre e chiamare fratello chi incontrava. Francesco scosse il capo. “Una vigna si può voler possedere anche a piedi nudi. Si comincia a decidere chi può entrare, chi deve aspettare, quali frutti meritano di essere raccolti»”.

“E allora?”

“Allora ho avuto bisogno che qualcuno mi fermasse. A volte era un fratello. Una volta fu un lebbroso, sulla strada”. Tacque per un momento. “Io avrei tirato dritto”.

Restammo vicino al cancello. Sopra di noi, nell’arco del muro, una pietra scheggiata sosteneva le altre. Dal sentiero vennero tre colpi leggeri. Francesco si voltò verso di me. Solo allora mi accorsi che la chiave era nella mia mano.