Attualità
Il “Vangelo dalla finestra” di domenica 3 maggio
Il commento di don Michele Mosa. "Il GPS e la strada: appunti di un prete stanco"
Di Don Michele Mosa
Non ho perso la fede.
Ho perso l’entusiasmo.
È diverso. E forse è peggio.
Perché continuo a fare tutto: messa, catechesi, incontri. Le parole sono giuste, i gesti anche. Solo che dentro… non fanno più rumore.
—
Stasera torno tardi.
Parrocchia vuota, luci lasciate a metà, una riunione finita senza arrivare da nessuna parte. In macchina accendo il GPS. Non per andare lontano: per non restare fermo.
“Tra 200 metri, gira a destra.”
Obbedisco. Senza convinzione.
—
Per anni ho detto alla gente che Gesù è la via.
L’ho spiegato, difeso, semplificato.
“Non indica la strada, la è.”
Funziona bene in chiesa.
Fuori, un po’ meno.
—
Sbaglio uscita.
“Ricalcolo.”
Ecco. Questo sì che consola. Nessun rimprovero, nessuna lezione. Solo una nuova possibilità.
Ricalcolo.
Chissà quante volte l’ho detto anch’io, senza crederci fino in fondo.
—
Semaforo rosso.
La stola è sul sedile accanto, piegata male. Odora di incenso e di stanchezza.
“Gira a sinistra.”
“Poi?” dico a bassa voce.
Il GPS non risponde.
Ed è questo che mi pesa: il “poi” che non arriva mai.
La gente ti chiede senso, direzione, futuro. E tu parli. Sempre.
Poi arriva la sera… e resti con il prossimo passo e basta.
Resti da solo.
—
Mi torna in mente quella frase. L’ho detta mille volte, quasi senza accorgermene:
“Io sono la via.”
Non “vi mostro la via”.
Non “vi spiego la via”.
Io sono. Io sono la via.
La differenza è tutta lì.
E forse è proprio quella che mi ha consumato.
Perché una via non si capisce.
Si percorre.
—
Galleria.
Segnale perso.
Silenzio.
E lì capisco quanto mi ero abituato alla voce.
No, non quella del GPS. Quella interiore che una volta era chiara. Adesso è più bassa, come se arrivasse da lontano.
Non è sparita. Solo non guida più come prima.
—
Esco.
“Prosegui per 1 chilometro.”
Nessun commento sul buio appena attraversato.
Solo: continua.
—
Mi fermo in un parcheggio vuoto. Lascio il motore acceso.
Guardo la linea blu sullo schermo. Non discute, non convince.
È lì.
Penso: forse ho cercato troppo di spiegare la strada, invece di percorrerla.
Ho cercato troppo di convincere gli altri, troppo poco di restare me stesso.
“Io sono la via.”
Se è vero, allora non è una frase da ripetere.
È un modo di vivere quando non hai più risposte.
—
Riparto.
“Gira a destra.”
Lo faccio.
Non perché ho ritrovato qualcosa.
Ma perché non voglio spegnere tutto.
—
Arrivo davanti alla canonica.
“Sei arrivato.”
Sorrido appena.
Non è vero. Non ancora.
Scendo.
La porta è quella di sempre.
Io… un po’ meno.
Prima di entrare penso una cosa semplice, quasi povera: se quella frase è vera – “io sono la via” –allora anche così, stanco, sono ancora in cammino.
E forse, per stanotte, basta questo.