Attualità
“Un cammino illuminato dalle parole di Leone XIV alla nostra Chiesa di Pavia”
L'editoriale su "il Ticino" del Vescovo Corrado Sanguineti in occasione dell'apertura del nuovo Anno Pastorale
Di Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)
Lo scorso mese di giugno abbiamo vissuto l’evento della visita di Papa Leone XIV alla Chiesa e alla città di Pavia. Nei discorsi pronunciati in quell’intenso pomeriggio, sono state offerte parole significative per il cammino della comunità cristiana e di quella civile. Parole che non dobbiamo lasciare cadere, altrimenti del passaggio del Papa tra noi resteranno solo emozioni e ricordi. Per questo motivo, nella breve lettera pastorale, già disponibile sul sito della Diocesi e tra pochi giorni anche in formato di libretto, ho voluto riconsegnare le parole di Leone XIV, sia quelle pronunciate nei due interventi a San Pietro in Ciel d’Oro e in Piazza della Vittoria, sia quelle “a braccio” nei saluti ai malati raccolti nella piazza della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro e ai giovani e ragazzi che l’hanno atteso in Piazza del Duomo, insieme alla comunità latino-americana.
In particolare, nella mia lettera ho ripreso il discorso rivolto alla Chiesa di Pavia, idealmente raccolta davanti alle reliquie di Sant’Agostino, insieme alla famiglia religiosa che ne porta il nome, perché c’è una profonda consonanza tra la parola di Leone XIV e il cammino tracciato nel documento dei Vescovi italiani “Radicati e costruiti in Cristo. Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia” (27 maggio 2026). Soprattutto nella forte insistenza sulla trasmissione e la generazione della fede, che rappresenta non solo il cuore della missione della comunità cristiana, ma anche il contributo originale che la Chiesa può portare nel mondo, in questo tempo carico d’interrogativi e d’incertezza.
“La custodia della persona umana”
Davanti al dramma delle guerre e della violenza, che purtroppo trova espressioni gravi anche nel nostro Paese, in episodi di cronaca, che vedono come vittime donne, soggetti fragili e bambini, di fronte ai segni di un diffuso disagio nella vita di adolescenti e giovani, con manifestazioni patologiche di chiusura alla realtà, di analfabetismo affettivo, e con l’assenza di un significato positivo al vivere, di fronte allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, con i suoi aspetti promettenti e “inquietanti”, chiunque ha a cuore il senso e la bellezza dell’umano, a partire da ciò in cui crede e da ciò che stima importante, proverà a offrire strade alternative alla dissoluzione dell’uomo, al dominio della violenza, alla prevalenza del “paradigma tecnocratico”, già evocato da Papa Francesco, che rischia di ridurre la persona a oggetto, affermando come assoluta la logica del profitto, dello sfruttamento dissennato delle risorse e dell’accumulo delle ricchezze e del potere nelle mani di pochi “signori” del mondo.
In questa rinnovata passione per l’uomo, per “la custodia della persona umana” – come recita il sottotitolo dell’enciclica di Leone XIV “Magnifica humanitas” – noi cristiani siamo e vogliamo essere alleati di tutti coloro che pensano e operano per l’autentico bene delle persone e dei popoli, cercando di promuovere, in ogni campo, un umanesimo all’altezza del nostro tempo. È l’animo del Concilio Vaticano II, che traspare nelle parole iniziali della costituzione “Gaudium et spes”: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (§ 1).
“Una speranza grande e affidabile”
Ma, come comunità cristiana, abbiamo qualcosa di unico e di originale, da proporre e da testimoniare: è la fede in Cristo, l’esperienza viva del Signore presente, la rivelazione del volto di Dio nel volto di Gesù Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. Tutto ciò che facciamo come Chiesa, dovrebbe tendere a generare e a far crescere, nella libertà di chi incontra la proposta cristiana, la fede, conoscenza amorosa di Gesù e del Padre, amicizia vissuta con Cristo, vita nuova nello Spirito. A partire da Cristo e dal suo Vangelo, possiamo testimoniare una speranza grande e affidabile, uno sguardo buono e positivo sulla vita, che sa dare senso e respiro anche alla sofferenza, al limite umano, alla morte e che educa al rispetto totale della persona, in qualsiasi condizione viva, da quando inizia la sua esistenza nel grembo materno, al momento finale della sua esistenza terrena.
Se non testimoniamo noi cristiani questo sguardo, carico di stupore per il dono dell’essere creature volute e amate, se non annunciamo la speranza radicale della vita eterna e della risurrezione che si dischiude nella Pasqua di Gesù, se non abbiamo il coraggio di nominare ciò che è peccato e di rendere presente la misericordia del Padre, più grande di ogni male, chi lo potrà fare al nostro posto? Se nell’educazione e nella compagnia ai più giovani, non sappiamo ascoltare le loro domande più radicali di senso, il loro bisogno confuso, eppure reale, di verità e di felicità, e non abbiamo il coraggio di proporre e di testimoniare al loro cuore la novità di Cristo e l’umanità profonda della fede cristiana, noi veniamo meno al nostro compito e priviamo i nostri ragazzi della luce e della vita nuova che nascono dal Vangelo. Non è la stessa cosa crescere e diventare grandi con o senza Cristo, con o senza l’esperienza della fede in lui!
Ecco perché la mia lettera pastorale, facendo eco alla parola di Leone XIV qui a Pavia, porta come titolo: “Il centro è Cristo (Leone XIV, Omelia in San Pietro in Ciel d’Oro, Pavia, 20 giugno 2026). Una comunità cristiana centrata sull’essenziale”. L’essenziale è una vita centrata su Cristo, concepita e vissuta nella fede. Questo è lo scopo per cui esiste la comunità cristiana: rendere possibile vivere nella gioia e nella verità del Vangelo. Questo è il contributo insostituibile che possiamo e vogliamo dare per una vita pienamente umana, a misura del cuore di ogni persona.