Attualità
Piazza Ghislieri a Pavia, la rivoluzione può cominciare da un albero
L'idea di un gruppo di giovani progettisti europei
Mentre l’archistar del paesaggio Andreas Kipar viene chiamato a Pavia per immaginare una città profondamente ridisegnata dal verde – il suo piano paesaggistico per il nuovo PGT prevede un imponente incremento della dotazione arborea, con 230 mila nuovi alberi – un gruppo di giovani progettisti europei era già arrivato, almeno sulla carta, a una conclusione molto simile. E aveva scelto di partire proprio da Piazza Ghislieri: togliere le automobili e mettere gli alberi.
È questo il curioso cortocircuito che lega il grande progetto di trasformazione urbana affidato allo studio di Kipar e il lavoro nato qualche settimana prima da parte della International Design Summer School “Designing Public Spaces through NBS – Nature-Based Solutions”, cofinanziata dal programma Erasmus+ e ospitata tra il 6 e l’11 luglio scorsi al Collegio Ghislieri e al Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Pavia.
Da una parte una visione che prova a ripensare il futuro dell’intero capoluogo attraverso il verde; dall’altra tre studenti che, lavorando su uno dei luoghi più simbolici della Pavia universitaria, hanno immaginato una piazza nella quale gli alberi non siano semplicemente decorazione ma architettura, ombra, clima e socialità.
La loro Pavia, però, non è soltanto più verde. È una città nella quale una piazza oggi occupata prevalentemente dalle automobili può tornare a essere, prima di tutto, una piazza.
Il progetto vincitore della Summer School, “Fragments of nature”, è stato scelto tra i sette presentati alla conclusione del laboratorio. A elaborarlo sono stati Petru-Mihai Cristodulo, della “Alexandru Ioan Cuza” University di Iași, in Romania, Lydia Mari Avtzoglou, della National Technical University of Athens, in Grecia, e Maja Zabawa, della Opole University of Technology, in Polonia.
La loro idea parte da un principio preciso: restituire a Piazza Ghislieri una funzione collettiva e costruire un nuovo rapporto tra le persone, la natura e gli edifici che definiscono questo straordinario angolo della città. Non una piazza semplicemente “abbellita” dal verde, dunque, ma un nuovo paesaggio urbano costruito attraverso una serie di frammenti di natura disposti a quote differenti. I diversi livelli mettono in relazione il Collegio Ghislieri, il Collegio Castiglioni Brugnatelli, la Chiesa di San Francesco da Paola – oggi Aula Magna dell’Università – e il Conservatorio Vittadini, creando un sistema di spazi capace di dialogare con il patrimonio architettonico senza cancellarlo.
Anzi, è proprio la storia della città a diventare una delle matrici del progetto.
I percorsi immaginati dagli studenti richiamano la trama stretta dei vicoli della Pavia medievale, ancora percepibile a sud della piazza. Sul lato nord, invece, una vera e propria quinta vegetale composta dagli alberi ricompone l’attuale discontinuità del fronte urbano e dialoga con il volume monumentale del Collegio Ghislieri.
Ma gli alberi non sono soltanto una scelta estetica. Sono una vera infrastruttura climatica: la loro ombra, combinata con l’umidità del suolo, contribuisce a mitigare gli effetti del cambiamento climatico e ad abbassare la temperatura dello spazio pubblico.
C’è poi un elemento particolarmente suggestivo: una vasca d’acqua che isola e valorizza il monumento a Papa Pio V e richiama simbolicamente la presenza della Roggia Carona, oggi nascosta sotto la città. Anche l’acqua, dunque, diventa memoria: non un elemento decorativo, ma una traccia della Pavia che esisteva prima della piazza così come la conosciamo.
Sul lato sud, invece, la vegetazione rimane più bassa, proprio per rispettare la monumentalità del Collegio Ghislieri. Qui il progetto immagina zone di relax, studio e socialità per gli studenti. Un’estensione naturale, quasi, della vita del Collegio oltre le sue mura. Un progetto universitario, certo. Ma anche una provocazione concreta.
Perché oggi Piazza Ghislieri è un parcheggio. Nei rendering dei tre studenti europei, invece, è già diventata un luogo dove fermarsi, studiare, incontrarsi, passeggiare, respirare
E mentre Pavia comincia a discutere di 230 mila alberi, i ragazzi sembrano aver anticipato la domanda fondamentale: non soltanto quanti alberi vogliamo nella città del futuro, ma che città vogliamo costruire intorno a quegli alberi.