Attualità
A cinque anni dalla morte il ricordo di Mons. Adriano Migliavacca
“Uno stile sobrio, essenziale, determinato, che ha sempre testimoniato il riferimento a Cristo”. È il ricordo di Mons. Adriano Migliavacca affidato alle parole di don Gian Pietro Maggi, che nella mattinata di venerdì 14 agosto ha celebrato in Duomo a Pavia la Santa Messa in suo suffragio.
Nell’omelia il parroco ha ripercorso alcuni dei tratti che hanno caratterizzato il ministero e la spiritualità di Mons. Adriano, a partire dalla centralità del Signore, “quel riferimento che lui, come sacerdote, custodiva, seguendo da discepolo il Signore”.
Un pensiero è andato anche alle parole del Salmo 118 riportate sulla lapide della tomba di Mons. Migliavacca al cimitero di San Giovannino, scelte perché lo stesso sacerdote le aveva condivise in una delle sue ultime meditazioni: “Al di là delle vicende più o meno belle, più o meno drammatiche, che possono suscitare confronti, pensieri e opinioni diverse – ha ricordato don Maggi – don Adriano ci teneva a dire che sono i precetti del Signore quelli che noi accogliamo”.
Un modo di vivere la fede che Mons. Migliavacca ha portato avanti “con piena semplicità e dedizione”, insieme alla convinzione dell’importanza di non dimenticare il cammino percorso: custodire quella “buona memoria” delle strade e delle esperienze che hanno condotto ciascuno fino al presente.
E poi l’immagine evangelica dei “servi inutili”, che don Adriano richiamava con la sua consueta semplicità: “Quando avete fatto quello che dovevate fare, dite: siamo servi inutili”. Parole che restituiscono il senso di un ministero vissuto nel servizio e nell’affidamento al Signore, alla sua misericordia e al suo amore.