Migliaia di persone alla fiaccolata a Pavia in ricordo di Gabriele Vaccaro

di Alessandro Repossi

Il percorso dal parcheggio dell'area Cattaneo a San Pietro in Ciel d'Oro, sino a Piazza Duomo; poi la riflessione del Vescovo Corrado in Cattedrale

Migliaia di persone hanno partecipato questa sera, mercoledì 22 aprile, alla fiaccolata a Pavia in ricordo di Gabriele Vaccaro, il giovane di 25 anni ucciso nella notte tra sabato 18 e domenica 19 aprile dopo essere stato colpito nel parcheggio dell’area Cattaneo. Era presente anche Antonio Palumbo, sindaco di Favara (Agrigento), paese originario di Gabriele,  insieme al sindaco di Pavia, Michele Lissia.
Dopo un momento di raccoglimento nel parcheggio, teatro dell’omicidio, la fiaccolata è partita davanti alla basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, raggiungendo poi piazza Duomo.
L’iniziativa, dal titolo “Mille luci per una speranza in ricordo di Gabriele”, è stata promossa dalla Consulta dei Giovani di Pavia, insieme alla Diocesi di Pavia, al Comune e ad Edisu.
Dopo un momento di raccoglimento nel parcheggio, teatro dell’omicidio, la fiaccolata è partita davanti alla basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, raggiungendo poi piazza Duomo.
L’iniziativa, dal titolo “Mille luci per una speranza in ricordo di Gabriele”, è stata promossa dalla Consulta dei Giovani di Pavia, insieme alla Diocesi di Pavia, al Comune e ad Edisu. Al termine è seguito un momento di preghiera in Cattedrale guidato dal Vescovo Corrado Sanguineti.

LA RIFLESSIONE DEL VESCOVO CORRADO

Al termine della fiaccolata per Gabriele Vaccaro
Duomo di Pavia – mercoledì 22 aprile 2026

Carissimi fratelli e sorelle,
Questa sera abbiamo percorso le vie della città, con i nostri flambeaux, in silenzio: ci siamo stretti
idealmente ai carissimi familiari di Gabriele, ai suoi amici, per dare un segno di vicinanza, per
esprimere e condividere il dolore e lo sgomento davanti all’assurda morte di Gabriele, per affermare
una volontà di vita e di bene, che sia come la luce che attraversa e illumina il buio della notte.
Ora, siamo qui, raccolti nel nostro duomo, che è casa di Dio e casa degli uomini, casa della
comunità ecclesiale aperta a tutti, e in questo momento il nostro silenzio si fa voce di preghiera.
Come siamo capaci, il nostro cuore ferito si apre a Dio, al Signore della vita, e a lui consegniamo la
nostra invocazione: per Gabriele, perché sia accolto nel regno del Padre, per i suoi cari, perché
siano sostenuti e consolati dalla forza dello Spirito e dal dono di presenze amiche, per questa amata
città di Pavia, per gli uomini e le donne che l’abitano, perché nessuno si rassegni all’insensatezza di
certi eventi, perché tutti noi abbiamo un soprassalto nel cuore, per ritrovare ragioni vere di speranza,
per sentirci coinvolti nella grande, nobile e faticosa opera dell’educazione delle nuove generazioni.
Perché l’unica risposta al vuoto che si nasconde dietro la violenza e la noia che segnano non pochi
adolescenti e giovani è l’educazione, è la presenza di adulti e di famiglie, di comunità e di luoghi
che sappiano offrire la testimonianza di un significato per vivere e sappiano risvegliare il desiderio
di bene inscritto nel cuore di ogni persona.
Vogliamo pregare anche per chi si è reso responsabile della morte violenta di Gabriele, perché si
renda conto di ciò che ha fatto, perché maturi un reale pentimento, perché nel suo cammino di
riparazione e di espiazione, di maturazione e di rinascita possa uscire dal buio che lo abita e possa
ritrovare se stesso. Per la sua famiglia, perché sappia veramente accompagnare il figlio adolescente
nel lungo e duro percorso che lo attende.
Il breve passo del Vangelo secondo Luca, scelto per questo momento di preghiera, acquista una
risonanza singolare in tutti noi. In qualche modo la scena evangelica è simile al gesto di questa sera:
«In seguito Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una
grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico
figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei» (Lc 7,11-12).
Anche stasera siamo in tanti, abbiamo camminato insieme, in silenzio, e ci ha chiamati qui la
memoria e l’affetto per un giovane, vittima di un gesto inconsulto e assurdo. Come allora la folla
del piccolo villaggio si stringeva alla madre vedova in pianto, prostrata dal dolore, così noi stasera
ci stringiamo alla famiglia di Gabriele, ai suoi cari genitori, alla sorella e al fratello.
Davanti al triste corteo che sta uscendo da Nain, Gesù non passa oltre, si ferma, si lascia toccare e
ferire dal volto di quella donna, le si avvicina e, prima di compiere il miracolo della risurrezione del
giovane senza vita, le rivolge una parola: «Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione
per lei e le disse: “Non piangere!”» (Lc 7,13). Che tenerezza nel gesto di Gesù: si avvicina alla
donna, forse avrà accarezzato il suo volto, avrà asciugato le sue lacrime, e poi pronuncia quelle
parole paradossali: «Non piangere!». Come si può non «non piangere» davanti a una tale tragedia,
com’è possibile non piangere davanti alla morte di Gabriele e non avvertire anche un moto di rabbia
e di protesta davanti all’ingiustizia e all’assurdità di una tale morte?
Eppure, carissimi amici, in quelle parole di Gesù, c’è tutta la sua umanità, che vorrebbe asciugare
ogni lacrima, c’è il mistero di un Dio che non risponde in modo astratto alle nostre domande e alle
nostre umane “contestazioni” – dov’era Dio quella sera, in quel maledetto parcheggio? – ma si fa
vicino, si lascia commuovere dal nostro pianto, prende parte al nostro dolore: questa è la vera
compassione di Dio per noi, che si rende visibile in Gesù.

Certo, noi vorremmo che il Signore risuscitasse subito Gabriele, come ha fatto quel giorno, ma, in
realtà, quel miracolo è un segno: il segno di una vita più potente della morte, un segno che annuncia
quello che Cristo compirà nella sua Pasqua di morte e di risurrezione.
Gesù non ha ridato la vita a tutti i morti del suo tempo, ma, morendo e risorgendo, ha immesso nella
storia degli uomini una potenza di risurrezione e una promessa sicura di vita che vince la morte:
Gabriele non è scomparso nel nulla, vive in Dio e anche lui risorgerà in Cristo!
Lasciamo che la luce della Pasqua di Gesù penetri nelle nostre tenebre e sia sorgente di speranza per
tutti noi, per i carissimi familiari di Gabriele.
Vorrei chiudere questa mia breve riflessione con le parole che udii tanti anni fa, nel 2002, da un
grande sacerdote, che ha educato generazioni di adolescenti e di giovani, il Servo di Dio Don Luigi
Giussani, proprio mentre commentava questo passo del Vangelo di Luca. Sono parole che
esprimono uno sguardo di bene e di speranza, più forte di ogni male e di ogni morte: «“Donna, non
piangere!”. Che cosa inimmaginabile è che Dio – “Dio”, Colui che fa tutto il mondo in questo
momento -, vedendo e ascoltando l’uomo, possa dire: “Uomo, non piangere!”, “Tu, non piangere!”,
“Non piangere, perché non è per la morte, ma per la vita che ti ho fatto! Io ti ho messo al mondo e ti
ho messo in una compagnia grande di gente!”. Uomo, donna, ragazzo, ragazza, tu, voi, non
piangete! Non piangete! C’è uno sguardo e un cuore che vi penetra fino nel midollo delle ossa e vi
ama fin nel vostro destino, uno sguardo e un cuore che nessuno può rendere impotente! […] Non
c’è nulla che possa fermare la sicurezza di un destino misterioso e buono! Noi siamo insieme
dicendoci: “Tu, non t’ho mai visto, non so chi sei: non piangere!”. Uomo, non piangere!». Amen!

(Nella foto l’immensa folla che ha partecipato alla fiaccolata in Piazza Duomo a Pavia)

SUI PROFILI INSTAGRAM DE “IL TICINO” E DELLA DIOCESI DI PAVIA POTETE VEDERE ALCUNE IMMAGINI DELLA FIACCOLATA IN RICORDO DI GABRIELE VACCARO