“Il Vangelo dalla finestra” di domenica 26 luglio

di Alessandro Repossi

Il commento di don Michele Mosa. "L’ostrica e il campo"

Di Don Michele Mosa

Il mercante arrivava sempre prima dell’alba.

Diceva che il mare, appena sveglio, era più sincero degli uomini. Restituiva ciò che voleva restituire, senza contrattare.

Camminava lentamente lungo la battigia, con gli occhi bassi. Ogni tanto si chinava, raccoglieva una conchiglia, la rigirava tra le dita e la lasciava cadere. Raramente sbagliava. Da trent’anni viveva di perle, e ormai gli bastava uno sguardo per capire se valesse la pena fermarsi.

Quella mattina vide un’ostrica stretta fra due scogli.

La raccolse.

Era pesante.

Chiusa. Provò a forzarla con le dita. Inutile.

Sorrise. “Vediamo quanto resisti”.

Estrasse il coltello dalla cintura. La punta della lama trovò uno spiraglio tra le valve, ma proprio in quel momento un’onda gli bagnò le mani. L’ostrica gli sfuggì e ricadde nello scoglio.

Il mercante si sedette ad aspettare.

La marea saliva piano.

Il sole era ancora nascosto. Passò molto tempo senza che accadesse nulla.

Poi udì una voce.

“Hai fretta?”

Si guardò intorno.

Non c’era nessuno.

“Sono qui”.

Abbassò gli occhi.

L’ostrica era immobile.

“Sei tu?”

“Chi altri?”

Il mercante rise.

“Allora dimmi: custodisci davvero una perla?”

“Forse”.

“E perché non ti apri?”

L’ostrica rimase in silenzio così a lungo che il mercante credette di aver immaginato tutto.

Poi disse soltanto: “Se prendi lei, perdi me”.

Il mercante guardò il coltello. La lama brillava nella luce che cominciava a nascere. Bastava un colpo.

Forse avrebbe trovato una perla. Oppure no. Ma una cosa era certa. L’ostrica non avrebbe più parlato.

Richiuse lentamente il coltello.

Posò l’ostrica dov’era.

Quando il mare tornò a coprire lo scoglio, sembrò che non fosse mai esistita.

Camminò senza sapere dove andare.

Lasciò il rumore delle onde alle sue spalle e seguì una strada di polvere che saliva verso l’interno.

Attraversò un villaggio. Sentì mercanti discutere sul prezzo del grano, donne contrattare la lana, bambini rincorrersi tra le bancarelle.

Non si fermò.

Verso sera arrivò davanti a un campo. Era piccolo. Sassoso.

Un muretto di pietre lo circondava a metà; il resto era crollato da tempo.

Un vecchio stava piantando un cartello: “IN VENDITA”.

“Non vale molto” disse l’uomo. “La terra è dura. Bisogna lavorarci parecchio”.

Il mercante entrò nel campo. Si chinò. Prese un pugno di terra. Lo lasciò scorrere lentamente fra le dita.

“Quanto chiedi?”

Il vecchio disse una cifra.

Il mercante ne offrì quasi il doppio.

“Non vuoi nemmeno provarla?”, domandò il contadino.

“No”

“Non vuoi scavare?”

Il mercante scosse la testa.

Firmarono il contratto seduti sul muretto.

Quando il vecchio se ne fu andato, sul campo calò il silenzio.

Il mercante rimase lì fino al tramonto.

Guardava la terra come poche ore prima aveva guardato il mare.

La notte arrivò lentamente.

Da lontano si vedeva soltanto un uomo seduto sopra un vecchio muro e un campo che non aveva ancora ricevuto il primo colpo di vanga.

Gli abitanti del villaggio raccontarono spesso quella storia.

Dicevano che uno straniero aveva pagato troppo una terra che non prometteva nulla.

Qualcuno giurava che sotto ci fosse un tesoro.

Altri ridevano di lui.

Nessuno, però, ricordava di averlo mai visto scavare.