Attualità
“Il Vangelo dalla finestra” di domenica 5 luglio
Il commento di don Michele Mosa. "Due buoi al tramonto" (Ispirato a Mt 11,25-30)
Di Don Michele Mosa
Il sole era sceso dietro la collina. L’aratro era stato appoggiato contro il muro della stalla. Nell’aria c’era ancora l’odore della terra appena rivoltata.
I due buoi, ancora legati allo stesso giogo, ruminavano in silenzio.
Dopo un po’, il più giovane sbuffò: “Dimmi una cosa. Tu non ti stanchi mai?£
Il vecchio sorrise con gli occhi: “Mi stanco eccome”.
“E allora perché non ti lamenti? Io oggi sentivo il collo spezzarsi. Ogni sasso era una fatica. Ogni metro sembrava un chilometro”.
Il vecchio rimase in silenzio.
Poi disse: “Perché tu hai passato tutta la giornata a portare il giogo”.
“E cos’altro avrei dovuto fare?”
“Condividerlo”.
Il giovane scosse la testa: “Non capisco”.
Il vecchio guardò i campi ormai scuri. “Quando ero giovane come te pensavo che il peso fosse tutto sulle mie spalle. Tiravo con rabbia. Mi irrigidivo. Credevo che lavorare volesse dire dimostrare di essere forte”.
“E poi?”
“Poi ho imparato a guardare chi camminava accanto a me”.
Il giovane lo fissò: “Tu?”
“No. L’altro bue”.
Ci fu un momento di silenzio.
“Hai visto oggi quando il terreno diventava duro? Io rallentavo appena. Tu acceleravi. Così il giogo ti entrava nel collo”.
“Pensavo di aiutarti”.
“Lo so. Ma un giogo funziona solo quando due imparano lo stesso passo”.
Il giovane abbassò gli occhi.
“Quindi essere forti non basta”.
“No”.
“Bisogna essere… insieme”.
Il vecchio annuì.
Il vento muoveva lentamente il fieno.
Dopo un po’, il giovane domandò: “Sai cosa non capisco degli uomini?”
“Cosa?”
“Fabbricano mille macchine per togliersi la fatica… e poi sembrano sempre più stanchi”.
Il vecchio sorrise: “Perché la fatica non viene solo dal peso”.
“Da cosa viene?”
“Dal voler portare tutto da soli”.
Il giovane rimase pensieroso.
Oggi il padrone parlava di un rabbì. Il vecchio lo aveva sentito anch’egli. Diceva qualcosa sul giogo.
Il vecchio annuì lentamente: “ ‘Prendete il mio giogo sopra di voi’ ”.
Il giovane scoppiò a ridere: “Strano invito. Chi vorrebbe un altro giogo?”
Il vecchio lo guardò con dolcezza: “Hai ascoltato solo metà della frase”
“E l’altra metà?”
“ ‘…e troverete ristoro’ ”.
Il giovane corrugò la fronte.
“Come può un giogo dare riposo?”
Il vecchio chiuse gli occhi, come chi ricorda qualcosa di antico: “Perché ci sono pesi che schiacciano… e pesi che uniscono”.
“Qual è la differenza?”
“Il peso che scegli da solo ti piega. Il giogo condiviso ti insegna a camminare”.
La notte stava ormai arrivando.
Le prime stelle comparivano sopra il campo appena arato.
Il giovane parlò quasi sottovoce.
“Allora forse quel rabbì non stava parlando degli animali”.
Il vecchio non rispose.
Guardò il cielo che si riempiva di stelle.
Poi, lentamente, chiuse gli occhi.
E anche il giovane capì che non c’era altro da aggiungere.