Attualità
Pavia, torna “La Domenica dei Talenti” promossa dal Teatro Fraschini
Domenica 8 febbraio il primo dei tre appuntamenti in Aula Golgi
Il Teatro Fraschini di Pavia presenta la quinta edizione de “La Domenica dei Talenti”, rassegna concertistica dedicata a giovanissimi interpreti già affermati a livello internazionale, vincitori (o premiati) nei più importanti concorsi del mondo: luoghi in cui oggi si misura non solo l’eccellenza tecnica, ma la capacità sempre più rara di trasformare la virtuosità in pensiero musicale, di dare forma a un suono riconoscibile, di costruire una visione. La rassegna propone tre programmi che attraversano tre assi portanti della modernità musicale: il mito del virtuosismo (Paganini e la tradizione violinistica che da lui discende); la drammaturgia pianistica fra Romanticismo e Novecento; la scrittura cameristica per clarinetto tra classicismo tardo e linguaggi del XX secolo.
“Con “La domenica dei Talenti, il Teatro Fraschini consolida” – commenta Francesco Nardelli, Direttore generale del Teatro Fraschini – “una linea curatoriale che unisce qualità artistica e funzione pubblica: formare ascoltatori, stimolare la curiosità, riconoscere nel talento un bene comune. Sostenere giovani interpreti già richiesti dalle grandi istituzioni internazionali significa offrire al pubblico non solo concerti di altissimo livello, ma un accesso diretto al “presente” dell’interpretazione: quel punto in cui il repertorio si rinnova, perché qualcuno lo re-immagina. In questo orizzonte, “La domenica dei Talenti” non è soltanto una vetrina di giovani eccellenze: è un progetto culturale che rimette al centro il concetto di trasmissione, della scuola, dello stile, del repertorio e lo riattiva nel presente, offrendo al pubblico un’esperienza d’ascolto in cui tradizione e contemporaneità non sono poli opposti, ma parti della stessa, continua trasformazione”.
Il primo appuntamento, domenica 8 febbraio alle 18, è con Rino Yoshimoto (violino, nella foto) e Sergei Redkin (pianoforte). Il concerto è focalizzato sul virtuosismo come linguaggio: dal salotto viennese alla modernità timbrica francese. La performance, infatti, mette in dialogo due dimensioni, apparentemente lontane ma storicamente connesse: da un lato la linea del virtuosismo violinistico (Kreisler, Tartini, Paganini), dall’altro la svolta del primo Novecento (Debussy e Ravel), dove il suono non è più soltanto veicolo melodico ma materia, luce, colore strutturale.
Il secondo appuntamento, quello di domenica 15 marzo alle 18, vedrà protagonista Masaya Kamei, pianista, premiato alla Queen Elisabeth Competition, suona Schumann, Ravel, Hosokawa, Liszt. Il secondo appuntamento si concentra sul pianoforte solo come “macchina poetica”: uno strumento che nel Romanticismo diventa teatro dell’io e nel Novecento si trasforma in laboratorio timbrico e immaginifico. Il programma, denso e architettonico, mette in dialogo quattro mondi: la visione romantica (Schumann), la vertigine esecutiva (Ravel), l’essenzialità contemplativa (Hosokawa), la trasfigurazione virtuosistica (Liszt).
Domenica 19 aprile alle 18 la rassegna si chiuderà con Elad Navon, clarinetto, vincitore sezione Clarinetto ARD International Music Competition, e Itai Navon, pianoforte.
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