“Il Vangelo dalla finestra” di domenica 6 settembre

di Alessandro Repossi

Il commento di don Michele Mosa. "Elena se ne accorse quasi per caso"

Elena se ne accorse quasi per caso. Cercava nell’estratto conto della madre il pagamento della badante e trovò tre bonifici, tutti diretti allo stesso conto: quello di Davide, suo fratello. Dodicimila euro in meno. Avrebbe potuto fotografare la pagina e mandarla sul gruppo di famiglia. In pochi minuti Davide sarebbe stato processato, condannato e insultato. Elena scrisse il messaggio, lo rilesse, poi lo cancellò. Quella sera andò da lui. Davide abitava a pochi passi dalla vecchia casa dei genitori. La fece entrare senza offrirle nulla. Elena posò sul tavolo la copia dell’estratto conto. “Vorrei che me lo spiegassi tu, prima che lo sappiano gli altri”. Lui non guardò il foglio. “La mamma voleva aiutarmi”. “La mamma da due anni non sa più firmare”. Davide si alzò di scatto. Disse che era sempre stato lui a occuparsi di tutto, mentre gli altri comparivano la domenica con un vassoio di paste. Disse che quei soldi gli spettavano, che Elena non aveva alcun diritto di controllarlo. Lei lo lasciò parlare. Poi ripiegò il foglio e se ne andò. La settimana successiva tornò con Andrea e Marta, non perché le dessero ragione ma perché conoscevano tutta la storia: Andrea aveva accompagnato la madre in banca quando aveva affidato a Davide la gestione del conto; Marta conservava le ricevute delle spese. Davide li vide arrivare e rise. “Adesso mi porti i testimoni?”

“Ti porto due persone davanti alle quali possiamo ancora dirci la verità”.

Parlarono per quasi due ore. Davide ammise di aver preso il denaro, ma non volle chiamarlo furto: aveva debiti, disse, e li avrebbe restituiti appena possibile. Non volle mostrare i movimenti del conto né firmare un impegno. Quando Andrea gli disse che non poteva più amministrare il denaro della madre, li cacciò di casa.

A quel punto la cosa arrivò a tutta la famiglia. Si ritrovarono la domenica successiva attorno al tavolo della cucina, lo stesso su cui da bambini avevano litigato per l’ultima fetta di torta. C’era anche Marta, con le ricevute ancora in borsa. Davide non venne. Mandò solo un messaggio: Fate quello che volete. Per me non esistete più.

Decisero di revocargli la delega sul conto. I dodicimila euro sarebbero stati detratti dalla sua parte di eredità, se non li avesse restituiti. Nessuno propose di denunciarlo, nessuno finse che non fosse accaduto nulla. Il posto di Davide rimase vuoto.

Passarono quattro mesi. Una sera telefonò a Elena: doveva ritirare alcune cose rimaste nella casa della madre. Voleva essere sicuro di non incontrare gli altri.

Trovò Elena e Andrea ad aspettarlo. “Avevo detto di non volere nessuno”. “Non abbiamo chiamato gli altri – disse Andrea – Siamo soltanto in due”. Gli consegnarono le scatole senza parlare di denaro. Le decisioni della famiglia non erano cambiate: il conto restava bloccato, la delega revocata, il debito ancora lì.

Davide caricò tutto in macchina. Prima di chiudere il bagagliaio, domandò: “La mamma chiede mai di me?”.

Elena non volle consolarlo. “A volte ti chiama con il nome di papà. Altre volte non ricorda neppure di avere figli”. Davide abbassò lo sportello. Dalla finestra della cucina veniva una luce debole. “È sveglia?”. Entrarono.

La madre era seduta a tavola davanti a una scodella di minestra. Guardò Davide senza riconoscerlo. Poi indicò il pane. “Tu che sei lì, me ne tagli una fetta?”. Davide prese il coltello. Elena si sedette di fronte a lui; Andrea rimase in piedi accanto alla porta. Tagliò il pane in quattro parti, come aveva visto fare da sua madre per tutta la vita, e ne posò una accanto a ogni piatto, anche a quello della madre, che aveva già dimenticato di averglielo chiesto.