Attualità
“Festa delle Sante Spine: nel volto di Cristo, l’uomo provato dalla vita”
L'editoriale del Vescovo Corrado Sanguineti pubblicato sul numero de "il Ticino" di venerdì 22 maggio 2026
Di Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)
La festa della Sante Spine appartiene alla storia e al volto della nostra città di Pavia: non è solo una bella “tradizione” da conservare, è un punto di memoria, un gesto in cui riscoprirci come comunità ecclesiale e civile intorno a questo segno. Le Sante Spine sono, infatti, richiamo alla passione di Gesù, alla sua vita donata per amore, e, come tali, parlano a tutti: in un tempo così drammaticamente segnato dalla violenza e dalla follia delle guerre, in un tessuto sociale insidiato dall’individualismo e dall’indifferenza, il Vangelo della Passione di Cristo, mistero di dolore e di amore, racchiude un messaggio prezioso, che può parlare al cuore di tutti, anche di chi vive posizioni ideali e religiose diverse dalla fede cristiana, perché nel volto di Gesù coronato di spine, vittima innocente di un terribile supplizio di morte, riconosciamo il volto di ogni uomo ferito nella sua dignità, sfigurato dalla sofferenza e dall’inumana violenza o messo ai margini, deriso, umiliato.
È il volto dei bambini, delle madri, degli anziani, sconvolti nella loro vita quotidiana, con gli occhi pieni di lacrime e di dolore, a Gaza, in Ucraina, in Libano, in Sudan e Sud Sudan, in Haiti, in tanti popoli dimenticati. È il volto di uomini e donne, anche giovani, che, sotto regimi oppressivi e illiberali, come in Iran, in Afghanistan, in Myanmar, in Russia, non rinunciano a lottare per la libertà, rischiando la vita. È il volto di popoli immersi nella povertà, vittime di poteri corrotti e di un’economia che sfrutta, senza scrupoli, risorse, terre e persone. È il volto di famiglie che, anche nella nostra città, faticano ad arrivare a fine mese, non trovano case accessibili come affitto, sperimentano povertà economica e umana. È il volto di lavoratori tra noi, italiani e migranti, sottopagati o con lavori precari e insicuri. È il volto di anziani soli e dimenticati, di adolescenti e giovani impauriti dalla vita, fragili e tentati dal vuoto, dalla noia, dalle dipendenze della droga e dell’alcool.
Tutta questa umanità dolente è riflessa nel volto di Cristo, coronato di spine, piagato nel corpo e provato nell’anima, nell’esperienza desolante della sofferenza ingiusta. Onorare le Sante Spine è accogliere il grido, talvolta silenzioso, dei fratelli uomini che sono nel dolore, nel bisogno, iniziando dai vicini, da chi abita nei nostri quartieri e nelle nostre parrocchie, e allargando il cuore e lo sguardo ai popoli e al mondo. Un’accoglienza e un ascolto che si fa preghiera, condivisione, soccorso, che mette in moto gesti e opere di carità e di giustizia, in una positiva alleanza tra comunità cristiana e comunità civile, tra servizi degli enti locali ed espressioni del volontariato di ogni ispirazione ideale, tra realtà economiche, finanziarie, come banche e fondazioni, ed enti del terzo settore, per promuovere un’economia civile, attenta agli ultimi, tesa a sostenere attività, associazioni, imprese sociali che costruiscono un tessuto buono di vita a Pavia e nel suo territorio, per attivare e accompagnare esperienze, luoghi, pratiche feconde nel campo cruciale dell’educazione delle giovani generazioni.
In questo orizzonte il gesto antico di portare in processione le Sante Spine per le vie della città, nonostante l’apparente indifferenza di molti o il disagio di chi, per caso, incrocia la processione, ha senso, perché, da una parte, testimonia che esiste anche oggi, nel 2026, un popolo di credenti che riconoscono in Cristo, nella sua passione d’amore, nella sua presenza di Crocifisso Risorto, la vera speranza della vita, la sorgente di una carità personale e sociale, instancabile e inesauribile, e dall’altra parte, dice a tutti che una città cresce e si sviluppa veramente a misura d’uomo se mette al centro la vita degli uomini, la vita fragile e indifesa, bisognosa di cura e di accoglienza, dal grembo delle madri agli anni della vecchiaia, fino al momento della morte, al passaggio alla vita in Dio.
Quest’anno, nei giorni della Festa delle Spine, vogliamo preparare i cuori al dono della visita di Leone XIV, che sarà tra noi il prossimo 20 giugno, vogliamo deporre nel cuore di Cristo il grido per la pace nel mondo, i bisogni della gente che vive nella nostra città, che qui studia e qui lavora, vogliamo chiedere al Signore che il passaggio del Santo Padre tra noi sia un momento di festa e di gioia per tutti, per la città e la Chiesa di Pavia: il modo più autentico per essere pronti a vivere questo dono è crescere come una comunità di persone che sanno servire e amare il volto di Gesù nel volto sofferente degli uomini e delle donne, una comunità che allarga il cuore e si fa carico, in modo solidale, del bene di tutti e di ciascuno, senza lasciare nessuno ai margini, in una rinnovata passione sociale e educativa, perché tutti “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.