Al Collegio Ghislieri di Pavia la presentazione del libro di Monica Boggioni

di Alessandro Repossi

L'incontro con la campionessa paralimpica pavese giovedì 21 maggio, alle 21, nell'Aula Goldoniana

Tokyo (JPN) 25 agosto 2021 Paralimpiadi Tokyo 2020 Nuoto - BOGGIONI Monica foto di Augusto Bizzi / Cip

Di Laura Rossi

Giovedì 21 maggio alle 21, nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri, la campionessa paralimpica Monica Boggioni (nella foto) presenterà il libro “Ogni sfida è vita. Il valore della diversità e il coraggio di sognare” (Ultra, 2026), scritto con il giornalista Valerio Esposti. Un incontro per raccontare il percorso umano e sportivo dell’atleta pavese, tra il nuoto paralimpico, le difficoltà affrontate e il valore della determinazione.

C’è stato un momento, nella sua storia, in cui la sfida è sembrata troppo grande, in cui ha pensato di non farcela?

Sì, mentirei se dicessi che è stato tutto un percorso lineare e in ascesa. Ci sono stati momenti difficili. Durante l’infanzia, ma non solo: momenti legati al modo in cui gli altri percepivano la mia disabilità, in cui gli sguardi mi facevano sentire “diversa”. La vera sfida era riuscire a comprendere il valore di quella diversità per trasformarla in una nuova consapevolezza. Mi hanno aiutato la mia famiglia e il nuoto. In acqua, dove sono sempre riuscita a sentirmi libera, ho capito che non dovevo lottare contro il mio corpo ma con lui. Ho imparato a vedere la disabilità come un insieme di abilità ancora da scoprire e da adattare. È la filosofia del libro: la vita non si vince in un colpo solo, si vive un metro alla volta. L’importante è ricordarsi di esserne i protagonisti.

A diciassette anni ha ricevuto la seconda diagnosi: distonia agli arti superiori. Come ha trovato il modo di trasformare quel momento in qualcosa di diverso dalla fine di un sogno?

Quando mi è stata diagnosticata la distonia, la sfida era ritrovare una nuova normalità, un nuovo equilibrio per gestire un corpo che, per certi gesti, non rispondeva più come prima. Lo stesso è accaduto qualche anno dopo, quando ho iniziato a usare la carrozzina per spostarmi, perché camminare da sola era diventato più faticoso e meno sicuro. Anche in questo caso il nuoto mi ha aiutata. In fondo gli obiettivi non cambiano: bisogna solo adattarsi e trovare una nuova strada. La cosa fondamentale è riuscire a sfruttare al cento dieci per cento quello che era possibile, e godersi il viaggio. Le regole del gioco possono cambiare o non dipendere da noi ma la determinazione con cui si vuole giocare la partita — e bisogna provarci fino in fondo — dipende sempre dall’abilità del giocatore.

Lei è campionessa paralimpica e scienziata: due percorsi che richiedono rigore, disciplina e capacità di guardare lontano. In che modo la ricerca e lo sport si sono arricchiti a vicenda nel suo percorso?

E’ una grande opportunità. Non è stato facile portare avanti, insieme, queste due carriere, ma entrambe sono sempre importanti. Da studentessa mi appassionava lo studio dei meccanismi molecolari, del DNA, dei “perché” biologici di certe patologie. La ricerca scientifica è una base fondamentale per donare futuro e speranza, ma è anche lo strumento che fornisce un metodo: per arrivare a un grande risultato servono tempo, pazienza, disciplina, costanza. Bisogna saper guardare i piccoli passi che portano al traguardo. In questo vedo un parallelismo preciso con la mia vita da atleta. Bisogna avere chiaro l’obiettivo e non smettere mai di provare a realizzare i propri sogni. Le cadute, le gare che non vanno come speravamo fanno parte del percorso. A prescindere dal risultato finale, vale sempre la pena di provarci.

Pavia è la città in cui è nata, ha mosso le prime bracciate e ha costruito le basi del suo percorso umano e sportivo. Che cosa rappresenta per lei questa città e quanto conta, ancora oggi, il sostegno dei pavesi?

Pavia è la mia casa. Sono nata e cresciuta qui, e qui c’è tutta la mia vita: i luoghi, gli affetti, le persone che mi hanno accompagnata fin dall’inizio. È una città che porto nel cuore e alla quale mi sento profondamente legata. Il sostegno dei pavesi lo percepisco in modo molto concreto, soprattutto durante le gare: ci sono naturalmente amici e familiari, ma anche tante persone che magari non conosco personalmente e che, pur seguendo il mio percorso da lontano, fanno il tifo per me e mi incoraggiano con grande affetto. È una vicinanza che sento sempre e che mi dà forza. La mia storia sportiva è cominciata proprio a Pavia, nella piscina comunale Folperti, dove ho imparato a nuotare e dove è nato il sogno che mi ha portata fino alle Paralimpiadi. Purtroppo quell’impianto è chiuso da diversi anni e, da quando sono entrata in Nazionale, per preparare l’attività agonistica il mio punto di riferimento è diventato Lodi. Mi auguro però che un giorno Pavia possa tornare ad avere una struttura adeguata, perché sarebbe bellissimo poter preparare qui le gare e continuare a coltivare, nella mia città, quel sogno che proprio qui ha avuto inizio.