Inaugurato l’anno accademico 2026-27 dell’Università di Pavia: l’intervento del rettore Alessandro Reali

di Alessandro Repossi

La cerimonia si è svolta al Teatro Fraschini

Il Teatro Fraschini di Pavia ha ospitato oggi, giovedì 5 novembre, la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2026-27 dell’Università di Pavia. Sul profilo Instagram de “il Ticino” potete vedere alcune immagini del corteo accademico e un passaggio dell’intervento del rettore Alessandro Reali. Di seguito il testo integrale dell’intervento del rettore Reali (nella foto).

Di Prof. Alessandro Reali, Magnifico Rettore dell’Università di Pavia

Signor Presidente della Corte Costituzionale

Autorità Politiche, Civili, Militari e Religiose

Magnifiche Rettrici e Magnifici Rettori

Illustri Docenti e Ricercatori

Stimati Collaboratori Amministrativi, Tecnici ed Esperti Linguistici

Carissime Studentesse e Carissimi Studenti

Gentili Ospiti

Siamo qui per celebrare il 666° anno accademico della lunga e illustre storia dell’Università di Pavia.

È la mia seconda inaugurazione da Rettore e devo ammettere che l’emozione è la stessa dell’anno scorso. Mi chiedo se mi abituerò mai a questo palco e se prima o poi l’emozione sarà meno forte!

È stato un anno molto intenso, nel quale ho imparato tanto, forse più di quanto avrei immaginato, ma soprattutto ho avuto conferma che la forza di un Ateneo nasce dalla sua Comunità e dalla capacità di lavorare insieme, anche quando posizioni, sensibilità ed esigenze non coincidono.

Per questo, in un momento così importante per la nostra Comunità Accademica, desidero innanzitutto ringraziare tutti voi qui presenti.

Un ringraziamento particolare va poi al nostro ospite d’onore, il Presidente Giovanni Amoroso, che ci offrirà una riflessione su un tema di grande rilievo e attualità come quello dello Stato di Diritto.

I principi e i valori espressi dalla Costituzione sono il fondamento del nostro Paese e un patrimonio comune che abbiamo la responsabilità di custodire e trasmettere. Una responsabilità che riguarda anche l’Università, nel suo impegno quotidiano di ricerca e di formazione delle nuove generazioni.

Voglio inoltre ringraziare chi mi ha affiancato nel governo dell’Ateneo e tutte le persone che mi hanno accompagnato in questo primo anno di cammino, sapendo di poter continuare a contare sulla loro preziosa collaborazione anche per il futuro.

A tutta la nostra splendida Comunità Accademica va la mia gratitudine per il contributo che ciascuno offre alla vita dell’Università di Pavia ogni giorno, attraverso il lavoro, lo studio, le idee e la partecipazione.

A un anno dall’inizio del mandato, credo sia il momento di condividere con voi un primo bilancio. Non vorrei però limitarmi a un elenco di ciò che abbiamo fatto. Vorrei piuttosto partire da alcune scelte concrete e dai principi che le hanno guidate, perché credo siano soprattutto le scelte a raccontare la direzione che vogliamo dare al nostro Ateneo.

Sono profondamente convinto che, per rafforzare la qualità dell’Università, occorra partire dalle persone, dalle loro competenze e dalle condizioni che permettono a ciascuno di esprimere al meglio il proprio contributo. Sono queste le fondamenta del Piano Strategico 2026–2031, appena approvato da Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione.

Desidero partire dalle nostre studentesse e dai nostri studenti, e da una scelta che li riguarda e a cui tengo particolarmente. Ad aprile abbiamo deliberato l’innalzamento della no-tax area da 23.000 a 32.000 euro di ISEE, insieme a una riduzione dei contributi per le fasce di reddito basse, medie e medio-alte. È un passo concreto in difesa del diritto allo studio, che considero una responsabilità fondamentale della nostra Università.

Le condizioni economiche non devono mai impedire a una persona di sviluppare le proprie capacità attraverso la formazione universitaria. Vogliamo che scegliere Pavia significhi poter contare su una formazione di qualità e sulla possibilità per tutti di portare avanti il proprio percorso nel miglior modo possibile. Dare continuità a questo impegno richiede una programmazione responsabile delle risorse.

L’attenzione alle persone riguarda anche le pari opportunità, l’inclusione e il benessere. Dobbiamo offrire sostegno a chi attraversa una difficoltà e contrastare con determinazione discriminazioni e violenze. A tal proposito, abbiamo aperto il Centro di Ascolto, Accoglienza, Antiviolenza, Rispetto ed Equità ed è prevista l’attivazione di uno sportello per la prevenzione delle dipendenze, da affiancare al Servizio di Consulenza Psicologica e alle iniziative dedicate al benessere fisico e alla pratica sportiva. È essenziale che ciascuno possa sentirsi rispettato e nelle condizioni di partecipare con la giusta serenità alla vita universitaria.

Ma mettere la persona al centro significa anche costruire comunità. E a Pavia questa dimensione trova una delle sue espressioni più significative nel sistema dei nostri collegi, un unicum a livello nazionale, la cui forza sta nella possibilità di accompagnare lo studio con l’incontro tra discipline, culture ed esperienze di vita. I collegi sono comunità formative che contribuiscono all’identità dell’Ateneo. Dobbiamo difendere e valorizzare questo patrimonio, cercando, dove possibile, di estenderne alcuni benefici anche a chi non vi risiede.

Nella formazione la qualità deve essere la nostra stella polare. Questo comporta saper rinnovare l’offerta per rispondere ai nuovi bisogni di conoscenza. Significa aprirci, con le necessarie cautele, alla didattica innovativa e a distanza e a tutte le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, ma significa anche non trascurare quei corsi di studio che, pur rivolgendosi a un numero più contenuto di studenti, esprimono un elevato valore culturale. È questa una responsabilità precisa di un Ateneo multidisciplinare come il nostro.

Accogliamo con soddisfazione il dato sul numero di immatricolati, che registra a oggi un aumento di circa il 3%. Ma il nostro obiettivo non è crescere indefinitamente nei numeri: è continuare a migliorare la qualità, mantenendo dimensioni sostenibili.

Qualità nella didattica vuol dire anche sostenere il lavoro dei docenti e accompagnare gli studenti lungo tutto il loro percorso, con una particolare attenzione a quelli con disabilità e DSA. La relazione tra chi insegna e chi apprende, il confronto quotidiano, il continuo aggiornamento e la partecipazione alla vita culturale sono parte della formazione che vogliamo offrire.

Ma, se la formazione di qualità è una delle nostre prime responsabilità, è la ricerca ciò che permette all’Università di ampliare i confini della conoscenza. Per fare questo, dobbiamo creare le condizioni che consentano alle persone di sviluppare idee originali.

Abbiamo appena attivato un bando per sostenere la ricerca dei giovani e di coloro che, pur portando avanti studi di valore, non dispongono di fondi significativi, con l’obiettivo di consentire loro di sviluppare le proprie attività e di attrarre finanziamenti nazionali ed europei. Vogliamo che sia il primo passo di un impegno strutturale per rafforzare in modo diffuso la nostra ricerca, a partire da quella di base.

Questa attenzione deve riguardare tutte le aree dell’Ateneo, nel rispetto delle loro specificità. L’Università di Pavia è, per sua natura, un Ateneo multidisciplinare. La sfida ora è fare un passo ulteriore: trasformare sempre più la multidisciplinarità in interdisciplinarità.

La ricchezza di ambiti presenti a Pavia ci offre infatti la possibilità di costruire collaborazioni nuove: occorre creare occasioni concrete perché competenze diverse si incontrino attorno a domande comuni.

Mi fa inoltre piacere sottolineare i molti risultati di eccellenza ottenuti dai nostri ricercatori, sia in termini di finanziamento di prestigiosi progetti (a partire da quelli dello European Research Council) sia in termini di importanti riconoscimenti scientifici. In questo contesto, valori come la scienza aperta, l’integrità e la responsabilità devono essere parte integrante del percorso del nostro Ateneo.

Una menzione speciale merita il lavoro svolto sull’intelligenza artificiale. A maggio abbiamo approvato le linee guida per il suo utilizzo nella didattica, nella ricerca e nelle attività tecnico-amministrative. Abbiamo inoltre avviato iniziative di formazione rivolte a docenti, personale e studenti e messo a disposizione strumenti dedicati. Le indicazioni adottate si fondano su tre principi essenziali: la responsabilità nella verifica dei risultati prodotti, la trasparenza nell’utilizzo degli strumenti e la centralità dell’elaborazione personale e del giudizio critico. Sono i primi passi di un cammino che richiederà aggiornamenti continui e la capacità di valutare con attenzione le diverse applicazioni, ma che dobbiamo affrontare con convinzione, perché l’Università deve contribuire a guidare lo sviluppo e l’impiego responsabile di queste tecnologie. Il nostro compito è infatti aiutare le persone a comprenderle e a utilizzarle consapevolmente, mantenendo sempre come riferimento la qualità dell’apprendimento, della ricerca e del lavoro.

Le relazioni con il territorio possono e devono contribuire in modo significativo al nostro processo di crescita. Il rapporto con gli IRCCS e le altre istituzioni sanitarie offre occasioni per integrare formazione, ricerca e attività clinica. Il dialogo con imprese, fondazioni ed enti pubblici può generare progetti condivisi, anche nella prospettiva del nascente Parco Gerolamo Cardano per l’Innovazione Sostenibile. Inoltre, la centralità dell’Università di Pavia per il suo territorio porta con sé anche responsabilità sociali importanti, alle quali è giusto che il nostro Ateneo dedichi un’attenzione speciale. In questa direzione stiamo rafforzando anche le iniziative di valorizzazione delle conoscenze: dal progetto “Grandi Maestri dell’Università di Pavia” a un rinnovato impegno per quella che, da Notte, è ormai diventata un’intera Giornata delle Ricercatrici e dei Ricercatori, ancora più aperta alla cittadinanza nei nostri splendidi cortili storici.

Voglio però sottolineare come radicamento e apertura non siano per noi direzioni opposte. È essenziale che il nostro radicamento sul territorio si accompagni a una sempre più forte apertura internazionale. Stiamo lavorando per consolidare le collaborazioni scientifiche e formative e migliorare l’accoglienza di chi arriva da altri Paesi. Vogliamo che le opportunità di mobilità e di confronto coinvolgano sempre più persone e diventino parte della vita quotidiana dell’Ateneo.

Tutte le scelte che ho ricordato richiedono il lavoro di persone con professionalità e responsabilità diverse. Il personale tecnico-amministrativo e i collaboratori ed esperti linguistici hanno un ruolo centrale nella vita dell’Università. Riconoscerlo significa dare valore alle competenze, sostenere la formazione e migliorare il coordinamento tra amministrazione centrale e dipartimenti. Sappiamo che la motivazione e il senso di appartenenza si coltivano attraverso l’ascolto, il rispetto e la possibilità di contribuire. Ma questo non basta: servono anche riconoscimenti tangibili, come le progressioni economiche e la rappresentanza negli Organi di Governo.

In questa prospettiva si colloca il lavoro sulla revisione dello Statuto. Stiamo preparando una proposta con l’obiettivo di sottoporla all’approvazione degli organi competenti entro la fine del 2026. È questo un percorso che richiede confronto e attenzione alle responsabilità delle diverse componenti dell’Ateneo.

Voglio infine ricordare il grande impegno profuso su strutture e infrastrutture. Siamo finalmente giunti a una soluzione per l’annosa questione del Campus Aquae e stiamo ora affrontando la complessa transizione verso una nuova gestione che possa rilanciare questo patrimonio per la nostra città.

Stiamo inoltre avviando e proseguendo una serie di importanti interventi edilizi: dai nuovi Istituti di Chimica e Scienze del Farmaco al completamento della nuova biblioteca nell’area dell’ex Mondino, che sarà pronta entro metà 2027; dal nuovo museo Anthropos, che sarà completato a fine 2027, agli interventi a sostegno del nostro sistema di collegi pubblici.

Tutto questo deve però poggiare su una condizione imprescindibile: la sostenibilità economica, tema sempre più importante nel panorama accademico italiano. Perché progettare il futuro significa anche avere la responsabilità di renderlo finanziariamente sostenibile. Avere conti sani deve quindi rimanere una priorità, anche quando richiede scelte difficili.

Quanto fatto e quanto faremo acquistano pieno significato solo se ancorati ai valori che definiscono la nostra idea di Università.

L’articolo 33 della Costituzione ci ricorda che “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

La libertà di pensiero, di ricerca e di insegnamento, insieme all’autonomia dell’Università, sono condizioni essenziali per svolgere il nostro compito. Vanno affermate e difese, perché da esse dipendono la qualità del confronto e l’autorevolezza del contributo che possiamo offrire alla società.

Care studentesse e cari studenti, desidero che gli anni a Pavia vi offrano conoscenze solide, autonomia di giudizio e occasioni di crescita culturale e personale.

A tutti voi che lavorate nel nostro Ateneo voglio assicurare il mio impegno a riconoscere il valore del vostro contributo. Sono certo che insieme sapremo affrontare con serietà e serenità le difficoltà che inevitabilmente incontreremo.

Questo primo anno ci consegna alcune scelte concrete e molto lavoro da portare avanti. Lo affronto con grande fiducia nella nostra Comunità e piena consapevolezza della responsabilità che mi avete affidato.

La forza e la libertà dell’Università vivono nelle persone che la compongono, nella responsabilità con cui ciascuno svolge il proprio ruolo e nella capacità di sentirsi parte di una Comunità. È così che, grazie all’impegno quotidiano di tutti, il nostro Ateneo può continuare a essere fedele alla propria storia e costruire il proprio futuro.

È con questo spirito che vi auguro un buon anno accademico.

Viva l’Università di Pavia!

Grazie.