Metalmeccanici, tra crisi e sfide del futuro: “Pavia difenda le sue imprese”

di Alessandro Repossi

Marco Bertoni, segretario generale della Fim Cisl Pavia-Lodi, fotografa la situazione del settore

La crisi del comparto meccano-calzaturiero in Lomellina, le difficoltà che attraversano alcuni settori industriali, ma anche segnali di tenuta. È un quadro fatto di ombre, e qualche spiraglio di luce, quello che emerge dall’analisi di Marco Bertoni (nella foto), segretario generale della Fim Cisl Pavia-Lodi, che osserva quotidianamente l’evoluzione del settore metalmeccanico in provincia di Pavia. “Stiamo vivendo una fase delicata – spiega Bertoni –. La situazione più difficile resta quella della Lomellina, dove il comparto meccano-calzaturiero continua a pagare le conseguenze della crisi che ha colpito aziende storiche e il loro indotto”. La fotografia cambia spostandosi verso il Pavese e l’Oltrepò: “Ci sono settori che continuano a lavorare discretamente. Penso ad alcune aziende della siderurgia specializzata, che guardano con interesse agli sviluppi del comparto energetico e nucleare. Si tratta di numeri contenuti, ma rappresentano comunque una prospettiva positiva. Anche il settore dell’oil & gas mantiene una certa solidità. Le imprese che producono valvole, componenti e tubazioni per gli impianti energetici risentono delle tensioni internazionali e delle guerre che stanno interessando diverse aree del mondo, ma in questo momento non registriamo situazioni di particolare emergenza sul piano occupazionale”.

Tra i comparti più osservati c’è quello dell’automotive, un settore che continua a garantire lavoro, ma che deve fare i conti con una competizione globale sempre più aggressiva. “L’automotive è una delle grandi sfide del nostro territorio – osserva Bertoni –. Abbiamo numerose aziende della componentistica che continuano a operare. Il made in Italy mantiene ancora un valore riconosciuto sui mercati internazionali, ma la concorrenza è fortissima. Molti concorrenti stranieri possono contare su costi delle materie prime e della produzione decisamente più bassi”.

Nonostante le difficoltà, il dato occupazionale resta sostanzialmente stabile: “Non abbiamo assistito a una perdita significativa di posti di lavoro. Il numero degli addetti metalmeccanici sul territorio è rimasto sostanzialmente invariato e molte persone coinvolte in percorsi di cassa integrazione o solidarietà sono riuscite a trovare nuove opportunità in altre aziende. Questo dimostra che il tessuto produttivo pavese, pur tra molte difficoltà, conserva ancora una sua capacità di assorbimento”.

Tra le trasformazioni che stanno cambiando il mondo del lavoro c’è anche quella legata all’intelligenza artificiale: “L’AI è già entrata nelle aziende e continuerà a farlo sempre di più. Non possiamo pensare di fermare questo processo. La vera sfida è imparare a utilizzarla nel modo corretto. Può rappresentare un supporto importante, consentendo di svolgere in poche ore attività che un tempo richiedevano giorni o settimane. Per questo insistiamo molto sulla formazione. Occorre preparare le persone a utilizzare questi strumenti e a comprenderne le potenzialità”. Secondo il segretario della Fim Cisl, la tecnologia non potrà comunque sostituire il valore del lavoro manifatturiero: “L’operaio specializzato, le competenze tecniche e la manualità restano centrali. L’intelligenza artificiale può invece supportare molti processi, soprattutto sul piano organizzativo e amministrativo”.

Grande attenzione viene riservata anche alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Durante l’estate il tema più urgente è stato quello delle alte temperature nei reparti produttivi. “Il caldo ha rappresentato una criticità importante. Nei capannoni più vecchi le temperature possono diventare molto elevate. In molte aziende siamo intervenuti insieme ai rappresentanti dei lavoratori per individuare soluzioni concrete: modifiche degli orari, pause aggiuntive, ventilazione, distribuzione di acqua e sali minerali. In alcuni casi sono stati introdotti anche dispositivi refrigeranti per chi lavora vicino a impianti che producono calore”. La sicurezza, però, non riguarda soltanto l’emergenza climatica: “Serve un cambiamento culturale. Alcune imprese considerano ancora la prevenzione come un costo anziché come un investimento. Allo stesso tempo anche i lavoratori devono utilizzare sempre i dispositivi di protezione messi a disposizione. La sicurezza funziona soltanto quando c’è responsabilità condivisa”.

Guardando al futuro, Bertoni individua una delle principali debolezze del territorio nell’assenza di un grande settore trainante capace di fare da locomotiva all’intera economia provinciale: “Abbiamo aziende eccellenti e comparti di assoluto valore, dalla microelettronica all’ingegneria specializzata, ma spesso si tratta di realtà che, pur importanti, non riescono a trascinare l’intero sistema produttivo. Per questo motivo è fondamentale costruire una collaborazione sempre più stretta tra imprese, istituzioni e Università”.