Due murales sul Duomo di Pavia, don Gian Pietro Maggi: “Interroghiamoci sui valori che ci stanno a cuore”

di Simona Rapparelli

Due murales sono comparsi sul muro laterale del Duomo di Pavia, lungo via Omodeo. Un episodio che suscita amarezza e che, secondo il parroco della Cattedrale don Gian Pietro Maggi, deve diventare anche occasione per una riflessione più ampia sul rispetto dei luoghi, sull’educazione e sugli stili di vita che stanno emergendo nella società.

“Siamo molto sorpresi di fronte a stili di vita che sembrano avanzare e che trovano espressione anche in manifestazioni di questo genere – sottolinea don Maggi –. Sono situazioni che sollecitano una riflessione personale circa l’educazione, la testimonianza e la nostra capacità relazionale”.

Il parroco del Duomo allarga quindi lo sguardo ad altri episodi e comportamenti che interessano la Cattedrale e la piazza che la circonda. “Basta passare al mattino presto in piazza Duomo per vedere la non facile situazione della scalinata della Cattedrale. Sono fatti che ci pongono alcune domande: come stiamo procedendo? Come ci stiamo educando? Quali valori ci stanno davvero a cuore? Ci sono soltanto dei diritti o esistono anche dei doveri?”.

Una riflessione che, nelle parole di don Gian Pietro, non vuole limitarsi alla condanna di chi ha realizzato i murales, ma chiama in causa l’intera comunità, compresa quella ecclesiale. “Sicuramente anche come Chiesa siamo interpellati. Una buona aggregazione sociale può favorire dinamiche relazionali positive, ma episodi come questi ci fanno domandare che cosa spinga a promuovere tutto ciò che può sembrare bello dal punto di vista goliardico e festivo se poi da queste esperienze non emerge uno stile rispettoso di vita”.

Don Maggi richiama anche altri episodi che, negli ultimi tempi, hanno sollecitato la comunità cristiana, compresa la profanazione dell’Eucaristia avvenuta nei giorni scorsi al Cimitero Maggiore di Pavia, invitando i fedeli a riscoprire il significato della propria appartenenza alla Chiesa: “Quello che è accaduto sollecita una testimonianza cristiana più consapevole, anche nel modo di vivere la partecipazione all’Eucaristia, alla Messa e nello stile con cui si sta nella casa del Signore”.

Nessuna volontà, dunque, di fermarsi alla semplice indignazione. La domanda posta dal parroco riguarda piuttosto la responsabilità educativa e la qualità delle relazioni all’interno della città. “Sono domande che interpellano ciascuno di noi. Sicuramente, come prete, mi sento interpellato anch’io: mi chiedo quale sia l’efficacia del mio ministero e che cosa possa fare, dove sono e come posso, con la grazia del Signore”.