Attualità
Il saluto del Vescovo Corrado Sanguineti a Papa Leone XIV nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia
Beatissimo Padre,
È con profonda gioia che la saluto a nome di tutta la Chiesa di Pavia, qui rappresentata dai suoi sacerdoti e diaconi, dai membri della vita consacrata, da alcuni fedeli laici, più attivamente coinvolti nella vita della diocesi: i membri del Consiglio Pastorale Diocesano e della Consulta delle aggregazioni laicali.
Siamo davvero grati al Signore e a Lei, Padre Santo, per il dono grande e bello della sua visita che, come Chiesa pavese, qui condividiamo con i membri della famiglia agostiniana, in questa basilica che, da più di milletrecento anni, custodisce le reliquie di Sant’Agostino. Lei ben conosce questo luogo e questa comunità di confratelli dell’Ordine Agostiniano: più volte, nella sua veste di priore generale dell’Ordine, venne qui a pregare il santo padre Agostino, qui accolse nel 2007, insieme al mio compianto predecessore, Mons. Giovanni Giudici, Papa Benedetto XVI, pellegrino dal suo amato Agostino; qui, il 25 febbraio 2024, come Prefetto del Dicastero per i vescovi, presiedette la solenne concelebrazione alla fine dell’anno agostiniano, dedicato alla memoria del 1300° anniversario della traslazione del corpo di Sant’Agostino dalla Sardegna a Pavia. Qui Lei è di casa e si sente a casa, e desideriamo che si senta a casa, ospite atteso e amato, anche nella nostra comunità diocesana, che Lei oggi visita. La accogliamo come successore di San Pietro, che viene a confermarci nella fede e a incoraggiarci nella missione, come «figlio di Sant’Agostino» che si fa pellegrino di pace e viene a deporre nelle mani e nel cuore del grande santo pastore il ministero che il Signore le ha affidato, a servizio della Chiesa universale, della pace e del bene dell’intera famiglia umana.
La Chiesa di Pavia, affidata alle mie cure, è una Chiesa antica, ricca di storia: il suo primo vescovo San Siro si colloca nel IV secolo, e prima di lui esisteva già una comunità cristiana in questa antica città di fondazione romana, Castrum Ticinum, tanto che, secondo la vita di San Martino di Tours, scritta da San Sulpicio Severo, il giovane Martino iniziò qui il suo catecumenato.
Chiesa antica, le cui vicende si sono intrecciate con la storia della città. Ma, soprattutto, è una Chiesa viva, presente nel tessuto cittadino e nel territorio diocesano, dove i sacerdoti vivono il loro ministero a contatto con la gente. A questo ci sentiamo chiamati dall’esperienza del Cammino Sinodale che ha coinvolto le nostre comunità, ci ha insegnato uno stile e un modo d’essere Chiesa, di praticare il discernimento, di vivere, noi pastori, il nostro ministero di guida, che sappia valorizzare e far crescere la piena corresponsabilità dei laici. Ci sentiamo una Chiesa in cammino, dove sta crescendo la comunione tra le comunità religiose presenti e il loro inserimento attivo e ricco dei propri carismi nel tessuto della vita diocesana, dove c’è una vivace presenza di associazioni e movimenti, che si sentono parte di una stessa Chiesa, dove sono in atto percorsi di pastorale che cercano di abitare e di entrare in contatto con il vissuto delle persone e del territorio: nel mondo sociale e del lavoro, nel mondo della cura e della salute, nella vita delle famiglie e delle giovani coppie, nell’ambiente cruciale della scuola e dell’università, nelle comunità dei migranti in crescita, nei mondi della povertà e dell’emarginazione, nel carcere.
Avvertiamo anche quanto sia decisiva una presenza originale e viva dei laici cristiani, sia come soggetti che realizzano la loro missione di testimonianza e di giudizio negli ambienti del lavoro, della professione, della scuola e dell’università, della ricerca e della cultura, sia come membri che assumono responsabilità e servizi nella vita delle parrocchie, delle unità pastorali, delle associazioni e movimenti ecclesiali. Oggi più che mai è il tempo della testimonianza, dove la fede si può comunicare da persona a persona, attraverso presenze umanamente vive e affascinanti di adulti e di giovani che sperimentano la gioia e la bellezza d’essere cristiani e sanno destare curiosità e attrattiva nel cuore delle persone che incrociano nel loro quotidiano.
Ci sono germogli belli nella pastorale giovanile e universitaria, ci sono giovani che hanno desiderio di essere accompagnati e sostenuti in un’autentica esperienza spirituale, che hanno domande e interrogativi grandi sul presente e sul futuro della loro esistenza e del mondo: la speranza è che, attraverso percorsi autentici di vita cristiana, dove si fa esperienza di amicizia nel Signore e di forme varie di servizio e di carità, dove ci si appassiona a stare come cristiani nei propri ambiti di studio e di lavoro, crescano cristiani adulti, capaci di una presenza e di un giudizio originale, e possano nascere nuove e vere vocazioni – di cui abbiamo così bisogno – al sacerdozio, alla vita consacrata missionaria, e possano formarsi nuove famiglie che vivono e trasmettono il respiro della fede.
Ecco, Padre Santo, questa è la Chiesa che oggi ha davanti a Lei e che attende da Lei una parola che la confermi nella fede in Cristo, una parola che la incoraggi a vivere con fiducia e passione il cammino che ci sta davanti, una parola che le indichi l’orizzonte ampio della missione e dell’annuncio dell’unico Vangelo di salvezza, capace di riempire l’attesa, spesso inconsapevole e confusa, di qualcosa che possa rispondere alla sete di vita e di verità, inscritta nel cuore di ogni uomo.
Padre Santo, l’ascoltiamo ora con cuore di figli: ci benedica e ci aiuti a «prendere il largo».
Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)