La Via Crucis cittadina a Pavia guidata dal Vescovo Corrado Sanguineti

di Alessandro Repossi

Preghiere e riflessioni nel percorso dalla chiesa di Santa Maria del Carmine a quella di San Francesco

Sono stati davvero tanti i fedeli che, la sera di venerdì 27 marzo, hanno partecipato alla Via Crucis cittadina a Pavia, guidata dal Vescovo Corrado Sanguineti. Il percorso, tra preghiere, lettura di brani del Vangelo e riflessioni, si è sviluppato dalla chiesa di Santa Maria del Carmine e la chiesa di San Francesco.

Ecco la riflessione finale proposta dal Vescovo Corrado:

Carissimi fratelle e sorelle,

Abbiamo ripercorso il cammino della Croce nelle strade della nostra città, partendo dalla chiesa di Santa Maria del Carmine siamo giunti qui, in questa bellissima chiesa dedicata a San Francesco, una volta sede di un convento di frati francescani.

Nel gesto del cammino abbiamo voluto ripercorrere i passi del Signore, fino al Calvario, fino al sepolcro. Nella nostra preghiera, abbiamo portato a Dio il grido e le sofferenze di tanti fratelli e sorelle che oggi partecipano della croce di Cristo, spesso nell’indifferenza di molti, nel silenzio, nel nascondimento: malati e anziani soli nelle case, nelle strutture sanitarie e di accoglienza; famiglie in crisi o segnate da gravi povertà, materiali e morali; persone, italiane e straniere, che non trovano una casa, che hanno lavori precari e sottopagati, che si sentono ai margini della nostra città e della nostra società; bambini non accolti alla nascita, poco amati e trascurati dai noi adulti, che già in anni d’infanzia conoscono abbandono, malattia, emarginazione; adolescenti e giovani feriti da disagi e fragilità, impauriti del futuro, che si chiudono nei loro “mondo”, e che con superficialità si lasciano catturare dalla droga, da varie dipendenze o diventano violenti, disamorati di sé e degli altri.

E poi, in questo tempo, quanti popoli conoscono la devastazione delle guerre, la violenza senza limiti, la fame, le ingiustizie che gridano a Dio, la miseria e la mancanza di prospettive per il futuro!

Quanti cristiani perseguitati, discriminati, uccisi costretti a lasciare le loro terre, a spostarsi di luogo in luogo, a vivere per anni in campi profughi sovraffollati e spesso privi dell’assistenza necessaria!

Quante vittime di forme irregolari di migrazioni, alla mercé di organizzazioni senza scrupoli, fatti schiavi e costretti a vivere in condizioni disumane, oppure abbandonati nelle lande di deserti infuocati o in balia del mare, su imbarcazioni fatiscenti e fragili, ignorati da chi potrebbe soccorrerli e lasciati affogare nelle onde, nel silenzio e nell’indifferenza di noi, uomini e donne della civiltà del benessere!

Sì, fratelli e sorelle, la Via Crucis di Cristo si rinnova nell’anima e nella carne di innumerevoli uomini e donne perché c’è un mistero di male che trova spazio nel cuore e, a volte, sembra essere più forte, più imponente del bene, del desiderio di vita e di felicità che alberga in noi.

Ora, celebrare la Via Crucis non è una semplice una pratica di pietà che serve a far “commuovere il cuore”, né è soltanto l’occasione per fare memoria delle sofferenze che segnano il vissuto di milioni di fratelli e di sorelle, vicini e lontani: è una preghiera carica di memoria e di speranza, perché ci fa rievocare gli ultimi passi di Gesù, il suo modo di vivere l’ingiusto supplizio a cui è stato condannato.

Gesù, infatti, percorre la sua Via Crucis dando testimonianza di un’umanità nuova, l’umanità di Colui che è il Figlio del Padre, che tutto accoglie e accetta dalle mani del Padre e che fa della sua sofferenza il luogo del dono, dell’amore, dell’offerta totale di sé a Dio, per noi, per liberare noi dalla forza oscura e apparentemente vincente del male e della morte.

Gesù soffre amando, perdonando, pregando, consegnando il suo spirito al Padre e in questo modo trasforma una morte orribile e crudele, una condanna ingiusta, in un atto di libera offerta, in un sacrificio accolto, in piena fedeltà al Padre, mosso da un’infinita pietà per noi peccatori, che lo abbiamo condannato e che torniamo a condannarlo e a crocifiggerlo nei fratelli e nelle sorelle, vittime del nostro male, della nostra indifferenza, del nostro egoismo comodo e cieco ai dolori degli altri.

Inoltre, la Via Crucis  di Cristo è una preghiera carica di speranza, perché nel Figlio sofferente e crocifisso, morto e deposto nel buio di un sepolcro, Dio ci assicura che nessun uomo che soffre, che piange, che muore, è solo, è dimenticato dal Padre, che il suo Figlio fatto uomo si è unito a ogni uomo, come amava ripetere San Giovanni Paolo II, facendosi eco di un testo bellissimo del Concilio, tratto dalla costituzione Gaudium ed spes: «“Con la sua incarnazione, infatti, il Figlio stesso di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, Egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato” (Gaudium et spes, 22). Egli, il Redentore dell’uomo!» (Redemptor Hominis, 8).

È proprio così, carissimi fratelli e sorelle: Cristo, Figlio del Dio vivente, nella sua passione di dolore e d’amore, ha sofferto e ha amato con cuore d’uomo e si è unito per sempre a ogni uomo che porta la sua croce, che è vittima dell’ingiustizia e della menzogna, è ferito e sfigurato nella sua dignità, nel suo volto, nel suo corpo, nella sua anima, dai peccati, dal male di cui è oggetto, dalla colpevole dimenticanza e indifferenza dei fratelli.

Così, la Via Crucis di Cristo, che germoglia in vita nuova nell’alba della risurrezione, mentre getta una luce di speranza sul mare immenso e sconfinato dell’umano soffrire, diventa un potente richiamo a metterci accanto a chi soffre, ad accogliere e fare nostro il grido che sale dai popoli devastati dalle guerre e dalla violenza, a diventare anche noi “cirenei” di chi, in vario modo, porta la croce, sollevando le spalle e i cuori stanchi di chi trascina una vita senza speranza, senza senso, senza futuro.

La grazia racchiusa nella preghiera antica della Via Crucis acquista una particolare eloquenza alla scuola di San Francesco, in questo ottavo centenario della sua morte (1226-2026): un uomo innamorato di Gesù, del Gesù fragile e nudo, bimbo appena nato e deposto in una mangiatoia, salvatore inchiodato alla croce e deposto nell’abbraccio di Maria.

San Francesco è un uomo conformato a Cristo, suo Signore, fino a sperimentare nell’anima e nel corpo l’amore e il dolore della passione: il segno delle stimmate, che lo hanno reso agli occhi dei contemporanei un “alter Christus”, esprime l’intensità di un amore a Cristo, che nel poverello di Assisi è diventato immedesimazione totale. Allo stesso tempo, Francesco ha saputo vedere, servire, amare Cristo nella carne sofferente dei poveri, dei lebbrosi, degli “scartati” del suo tempo: la tenerezza con cui amava, la commozione che provava nell’avere sulle labbra il nome di Gesù, la devozione al Crocifisso e alla Passione del Signore si prolungavano e si riflettevano nella tenera cura dei malati, degli ultimi, degli uomini e delle donne feriti e prostrati dalle sofferenze della vita.

Facciamo nostra questa bella preghiera di Papa Francesco al Santo stimmatizzato:

«San Francesco,
uomo piagato dall’amore Crocifisso nel corpo e nello spirito,
guardiamo a te, decorato delle sacre stimmate,
per imparare ad amare il Signore Gesù,
i fratelli e le sorelle con il tuo amore, con la tua passione.
Con te è più facile contemplare e seguire
Cristo povero e Crocifisso.
Donaci, Francesco,
la freschezza della tua fede,
la certezza della tua speranza,
la dolcezza della tua carità.
Intercedi per noi,
perché ci sia dolce portare i pesi della vita
e nelle prove possiamo sperimentare
la tenerezza del Padre e il balsamo dello Spirito.
Le nostre ferite siano sanate dal Cuore di Cristo,
per diventare, come te, testimoni della sua misericordia,
che continua a guarire e a rinnovare la vita
di quanti lo cercano con cuore sincero.
O Francesco, reso somigliante al Crocifisso,
fa’ che le tue stimmate siano per noi e per il mondo
segni splendenti di vita e di risurrezione,
che indichino vie nuove di pace e di riconciliazione. Amen».

Mons. Corrado Sanguineti, Vescovo di Pavia