“Nobel, teatro e musica: Sideri racconta la Pavia Innovation Week che vuole riavvicinare la scienza alle persone”

di Simona Rapparelli

La Pavia Innovation Week porta in città premi Nobel e scienziati di fama internazionale. Ma in un’epoca di crescente diffidenza verso gli esperti, come si può fare divulgazione senza rischiare di parlare solo a chi è già convinto?

La diffidenza nasce spesso quando la scienza viene percepita come un linguaggio chiuso, riservato a pochi. Il nostro obiettivo è esattamente l’opposto: riportarla nello spazio pubblico. Per questo la Pavia Innovation Week sarà animata da dialoghi, racconti, spettacoli a teatro, incontri con le scuole e momenti in piazza. Quando un Premio Nobel parla accanto a un musicista o a un giornalista, la scienza smette di essere un monologo e diventa una conversazione, che è proprio il modo migliore per ridurre la distanza tra chi produce conoscenza e chi la vive ogni giorno.

Il festival mescola scienza, teatro, musica e performance. Quando la scienza sale sul palco, come si evita che il bisogno di coinvolgere il pubblico finisca per sacrificare il rigore?

Il rischio esiste solo se si pensa che rigore e narrazione siano in conflitto. In realtà la scienza è sempre stata anche racconto: pensiamo a Galileo o a Darwin. Il teatro o la musica non servono a semplificare la scienza, ma a restituirle la sua dimensione umana, fatta di intuizioni, errori e domande. Alla Pavia Innovation Week ogni intervento nasce dal lavoro diretto con scienziati e ricercatori: il contenuto resta solido, ma cambia il linguaggio. L’obiettivo non è spettacolarizzare la scienza, ma renderla comprensibile senza impoverirla. In definitiva, non faccio altro che continuare, in piccolo, l’insegnamento del mio maestro Piero Angela. Come ha dimostrato a tutti si può fare.

Milano è a pochi chilometri e Roma concentra visibilità e risorse. Perché proprio Pavia può diventare un luogo stabile di dialogo tra scienza e società? Qual è il suo valore aggiunto?

Pavia ha qualcosa che le grandi metropoli spesso perdono: una concentrazione straordinaria di storia scientifica e, allo stesso tempo, una dimensione umana che favorisce l’incontro. Qui hanno lavorato figure come Alessandro Volta e Camillo Golgi, ma oggi convivono università, centri di ricerca, imprese e una comunità molto attenta ai temi della conoscenza. Essere vicini a Milano è un vantaggio, non un limite: significa poter dialogare con uno dei grandi ecosistemi europei dell’innovazione mantenendo però uno spazio più raccolto, dove il confronto è diretto. Pavia può diventare proprio questo: un laboratorio permanente in cui scienza, cultura e società si parlano senza filtri.

(L.R.)