Coppia bergamasca dona 25mila euro per borse di studio destinate a studenti palestinesi a Pavia

di Alessandro Repossi

L'incontro nel rettorato dell'Università per ringraziare i coniugi

Un abbraccio e un “grazie, you saved my life”. Si riassume così l’incontro avvenuto nel rettorato dell’Università di Pavia tra una coppia bergamasca, che ha donato 25mila euro per finanziare borse di studio destinate a studenti palestinesi, e alcuni dei giovani che oggi ne stanno beneficiando. I due coniugi (che hanno scelto di rimanere anonimi) hanno conosciuto di persona Ahmed e Wafaa – entrambi provenienti da Gaza – arrivati a Pavia lo scorso inverno e attualmente impegnati con profitto nel rispettivo percorso di studi. Voluto dal rettore Alessandro Reali e dalla governance dell’Ateneo, l’incontro svoltosi in rettaorato (nella foto) è stato l’occasione per dare un volto concreto a un gesto di solidarietà in grado di generare nuove opportunità di formazione e futuro.

“Lo scorso inverno – hanno spiegato i coniugi – abbiamo deciso di riunire le donazioni che abitualmente facciamo in occasione delle festività natalizie per destinarle a questi giovani tramite l’Università di Pavia. Il destino di Gaza e della Palestina è ancora molto incerto: proprio per questo è ancora più importante sostenere l’accesso all’educazione. Non può esserci una visione di pace senza cultura, apertura mentale e umanità”.

“Ringrazio sentitamente i coniugi per la loro generosità – ha sottolineato il rettore Reali -. L’istruzione e la cultura portano speranza. Credo che l’Università debba avere anche un forte ruolo sociale, animato dalla responsabilità di portare avanti un messaggio di pace e solidarietà”.

Oggi Ahmed segue il corso magistrale di Computer Engineering in lingua inglese all’Ateneo di Pavia, che per lui “è già casa”. 

“Se l’anno scorso mi avessero detto che oggi sarei stata fuori da Gaza per frequentare un master in Italia, non ci avrei creduto”, ha aggiunto Wafaa. “Sembra un sogno, sono molto felice. Questa scholarship non solo mi ha salvato la vita, ma mi ha dato la possibilità di continuare la mia educazione”.