Cassa integrazione, segnali contrastanti in provincia di Pavia

di Alessandro Repossi

Intervista a Barbara Guardamagna, segretaria dell’Ust Cisl Pavia-Lodi

I dati 2025 sulla cassa integrazione delineano un quadro a due velocità tra territorio pavese e contesto regionale. Secondo le rilevazioni elaborate a partire dalle banche dati dell’Inps, mentre la Lombardia registra un aumento consistente delle ore autorizzate rispetto al 2024 — circa quattro milioni in più — la provincia di Pavia mostra una riduzione delle richieste. Un dato che potrebbe apparire positivo, ma che nasconde criticità strutturali legate alla qualità degli ammortizzatori utilizzati e alla tenuta dei comparti produttivi. Nell’intervista rilasciata a “il Ticino”, che proponiamo anche ai lettori del sito www.ilticino.it, Barbara Guardamagna (nella foto), segretaria della Ust Cisl Pavia-Lodi, invita a non fermarsi al dato complessivo. “I numeri che analizziamo – spiega – riguardano ore richieste e autorizzate, non quelle effettivamente erogate. Già però dalle autorizzazioni possiamo cogliere segnali importanti sull’andamento del sistema produttivo. Se il calo in provincia di Pavia rispetto al 2024 può sembrare positivo, diventa meno rassicurante quando analizziamo le tipologie di cassa integrazione”.

Straordinaria e solidarietà: i segnali più preoccupanti

Il vero campanello d’allarme arriva dalla cassa integrazione straordinaria, in particolare dalla componente legata ai contratti di solidarietà. “È quella che ci preoccupa di più – sottolinea la segretaria – perché di solito è collegata a crisi aziendali profonde. Nel nostro territorio le ore di solidarietà diminuiscono, ma molto lentamente. Significa che la crisi in molte aziende è ancora in corso”.

Il dato più evidente riguarda il comparto metalmeccanico. “Oggi un’ora di cassa integrazione su due riguarda il metalmeccanico. Nel 2024 era circa il 36%, ora siamo intorno al 50%. È un segnale d’allarme forte, perché questo settore è sempre stato un indicatore della salute economica complessiva del territorio”.

Un altro comparto in sofferenza resta quello calzaturiero, con criticità diffuse soprattutto nell’area di Vigevano, ma secondo il sindacato l’attenzione principale deve concentrarsi sull’industria metalmeccanica, più rilevante in termini occupazionali e di filiera.

Il rischio occupazionale e le fragilità territoriali

Il timore principale riguarda la possibile evoluzione verso chiusure aziendali. “Spesso le casse integrazioni di solidarietà sono l’anticamera di riduzioni strutturali o cessazioni – spiega Guardamagna –: un fattore che nel nostro territorio rischia di avere effetti pesanti, perché il tessuto produttivo è già fragile”.

Alla difficoltà industriali si sommano quelle logistiche e territoriali. In diverse aree della provincia, soprattutto nelle zone più periferiche, la ricollocazione lavorativa è complessa. “Ci sono lavoratori che per trovare un’occupazione alternativa devono spostarsi anche di 50 chilometri. Non tutte le aree sono collegate come i grandi poli urbani e questo incide sulle opportunità”.

Monitorare anche la cassa ordinaria

L’attenzione non riguarda solo la straordinaria. “Anche la cassa integrazione ordinaria va monitorata con attenzione. A volte viene utilizzata in modo preventivo, ma se cresce può indicare un rallentamento produttivo che, senza interventi, può trasformarsi in crisi vera”. Per questo, secondo il sindacato, è fondamentale incrociare i dati sugli ammortizzatori con quelli economici e produttivi delle imprese, per anticipare eventuali criticità.

Tavoli territoriali e prevenzione delle crisi

Tra le priorità indicate emerge la necessità di un confronto stabile tra sindacati, istituzioni e parti datoriali. “Serve un tavolo permanente sul comparto metalmeccanico. Dobbiamo capire se siamo davanti a un trend negativo strutturale oppure a una fase congiunturale”. L’obiettivo è anticipare i segnali di crisi e costruire strumenti di accompagnamento prima che si arrivi a situazioni irreversibili.

Formazione e riqualificazione: la vera sfida

Un capitolo centrale riguarda la formazione. “Ci sono aziende molto virtuose che investono su nuove tecnologie e competenze avanzate. Ma non sono ancora la maggioranza. In molte realtà, soprattutto piccole, la formazione resta limitata agli obblighi sulla sicurezza”.

Il sindacato, che spesso è firmatario dei piani formativi aziendali, punta invece a rafforzare i percorsi di aggiornamento professionale. “Dobbiamo prepararci ai cambiamenti del mercato. La competitività oggi passa dalla capacità di aggiornare continuamente le competenze dei lavoratori”.

Uno sguardo al 2026

Il quadro, dunque, resta complesso. Se il dato complessivo sulle ore autorizzate di cassa integrazione in provincia di Pavia non è negativo, la qualità degli ammortizzatori utilizzati e la concentrazione della crisi nel metalmeccanico impongono prudenza. “La cassa integrazione straordinaria ci fa tremare – conclude la segretaria della Ust Cisl Pavia-Lodi –. Dobbiamo agire ora con politiche attive, formazione e confronto con le imprese. Solo così possiamo evitare che la crisi industriale si trasformi in crisi occupazionale strutturale”.