Francesco, oltre l’icona: Alessandro Barbero racconta il Santo al carcere di Pavia

di Alessandro Repossi

Lo storico torinese ha tenuto una lezione per i detenuti della casa circondariale

Alessandro Barbero ha portato la storia dentro la casa circondariale di Pavia trasformandola in esperienza viva. Mercoledì 21 gennaio, nel tardo pomeriggio, lo storico torinese (nella foto) ha tenuto una lezione su San Francesco d’Assisi per i detenuti, accogliendo l’invito nato da una mail di don Dario Crotti, cappellano del carcere. Un dono prezioso, inserito nel biennio celebrativo degli ottocento anni francescani che si concluderà nel 2026. Come ha ricordato la direttrice Stefania Mussio, è un percorso che invita a tornare alle radici di una figura che continua a interrogare il presente. Portare la storia in un luogo segnato dalla sospensione del tempo significa aprire una breccia: restituire profondità, offrire prospettiva. Barbero ha subito scardinato l’immaginario favolistico del Medioevo, mostrando un’epoca attraversata da fermenti mercantili e culturali. È da qui che nasce Francesco: figlio di un ricco mercante, giovane perfettamente inserito nel suo tempo. La svolta – l’incontro con il lebbroso – non è una fiaba edificante, ma un trauma che apre una frattura profonda e avvia una conversione radicale, fino alla scelta della povertà come via di libertà. Nel ritratto proposto emerge un Santo lontano dall’icona addomesticata: Francesco è attraversato da tensioni, slanci estremi e contraddizioni. Anche nella gestione dell’ordine che fonda compaiono conflitti e rigidità. Ne esce una figura profondamente umana, fragile e spiazzante. La platea, gremita di detenuti insieme a educatori e operatori, ha seguito con attenzione. Presente anche il sindaco Michele Lissia. Nella seconda parte, Barbero ha risposto alle domande su santità, reliquie e Santa Chiara: interrogativi autentici, segno di un bisogno reale di comprendere. È qui il senso più profondo dell’incontro: ricordare che la cultura non è ornamento, ma possibilità di riscatto.

Laura Rossi