“Gaetano Salvemini. L’impegno intellettuale e la lotta politica”

di Alessandro Repossi

Il libro di Francesco Torchiani verrà presentato lunedì 19 gennaio al Collegio Ghislieri di Pavia

Una figura che attraversa mezzo secolo di storia italiana ed europea, senza mai rinunciare alla propria libertà di giudizio. È a Gaetano Salvemini (nella foto) che il Collegio Ghislieri di Pavia dedica l’incontro in programma lunedì 19 gennaio alle 18, in Aula Bernardi, in occasione della presentazione del volume “Gaetano Salvemini. L’impegno intellettuale e la lotta politica” di Francesco Torchiani, edito da Carocci.

Se si chiede al professor Francesco Torchiani perché mai, al giorno d’oggi, ha pensato di scrivere la biografia di Gaetano Salvemini (1873 – 1957), la risposta è chiara: «Salvemini è stato uno degli intellettuali più importanti della storia del ‘900. Un grande storico. Un antifascista intransigente. Un punto di riferimento per tutti coloro che, attraverso il suo impegno e la sua lotta, hanno cercato di vedere chiaro nelle cose della storia e della politica. Da più di cinquant’anni mancava una biografia completa in italiano, anche se a lui sono stati dedicati molti e importanti studi».

Trecentoquaranta pagine, un anno e mezzo per la sola stesura del testo da aggiungere al tempo della ricerca e dello studio: nel gennaio 2025 il bel libro dalla copertina rossa intitolato Gaetano Salvemini. L’impegno intellettuale e la lotta politica, dato alle stampe da Carocci Editore e finalmente arrivato sugli scaffali delle librerie, ha chiuso il cerchio di un’avventura che ha legato l’autore, professore associato di Storia contemporanea all’Università di Pavia, a una figura rilevante, sfaccettata e – per lui – ricorrente.

«Ho incrociato Salvemini al tempo della tesi di dottorato che ho dedicato agli esuli antifascisti negli Stati Uniti; l’ho ritrovato nei miei studi di storiografia e di storia della cultura nel ‘900. Nel 2020 ho anche pubblicato, per Bollati Boringhieri, il suo testo “La rivoluzione del ricco”. E già m’era parsa evidente l’importanza di una figura, la sua, capace di stagliarsi nel panorama della cultura italiana e di proiettarsi fuori, in un contesto internazionale». Di qui il desiderio di uno studio sistematico per una nuova biografia che potesse sottrarre Salvemini alla furia iconoclasta degli anni Settanta: «Penso al profilo pubblicato da Gaspare De Caro, un libro fortemente ideologico nel quale la figura di uno dei miti della sinistra italiana non comunista, la sua, veniva annientata dalla prima all’ultima pagina».

Intellettuale di rilievo, dunque. Maestro, diretto o indiretto, di figure di grande spessore le cui idee erano a volte in contrasto con le sue: da Gramsci a Togliatti,  da Piero Gobetti a Carlo Rosselli.  E grande storico,  grande organizzatore di cultura: «Gaetano Salvemini ha lasciato una traccia profonda nel dibattito su problemi come la salute della democrazia, il suffragio universale, la riforma della scuola, l’arretratezza economica e sociale del Mezzogiorno d’Italia nei primi anni del ‘900. E’ stato, quest’ultimo, un punto centrale della sua analisi, che egli ha voluto e saputo imporre all’agenda politica italiana e sul quale ha portato alla riflessione il Partito socialista, anche se da militante quasi sempre in polemica con la dirigenza. Non dobbiamo dimenticare che Salvemini  ha caratterizzato con una profonda autonomia la propria azione politica. E’ stato un nemico irriducibile del sistema di potere giolittiano, si è battuto per un riformismo concreto, attento ai problemi, lontano dalle teorie e dalle astrazioni delle ideologie».

Strenuo oppositore di Mussolini – da cui, in tempi lontani, era stato definito  “una delle menti migliori del socialismo italiano” – Salvemini lascia l’Italia nel 1925. Trascorrerà  l’esilio in Francia, Inghilterra e  negli Stati Uniti, solo nel 1949 farà rientro in patria. In  quegli anni ha scrive, pubblica, viene tradotto.

 «Attraverso i suoi libri e  gli infiniti cicli di conferenze ha un solo obiettivo: contrastare l’immagine dell’Italia dipinta dalla propaganda fascista, smontarne accuratamente i miti. Però non  separa mai  l’opera politica di contro-propaganda dal lavoro di storico e dalla riflessione che lo impegna in quegli anni: non a caso può essere considerato uno dei fondatori degli studi di storia contemporanea in Italia. “Sono metà storico e metà politico” dirà di sé. Io aggiungo: un intellettuale militante che mai ha sacrificato all’ideologia gli strumenti e il rigore della ricerca».

La vita privata di Gaetano Salvemini è segnata da vicende disastrose. Nel dicembre 1908, a Messina, il terremoto distrugge la sua famiglia: muoiono la moglie, i cinque figli, la sorella; lui stesso viene creduto morto.  Anche il matrimonio con la seconda moglie,  l’intellettuale francese Fernande Dauriac, è motivo di un altro profondo dolore: con Jean, il figlio che la donna ha avuto da una precedente relazione, il rapporto è complicato, specialmente quando il giovane collabora con il regime filonazista di Vichy; drammatico l’epilogo: accusato di essere un traditore, Jean verrà fucilato nel 1946.  «Però Salvemini ha avuto moltissime amicizie femminili dalle quali è stato sostenuto e apprezzato. In Italia e in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti, ha sempre potuto contare sull’aiuto concreto di donne che vedevano in lui una figura carismatica da sosteneree, quasi fosse il nuovo Mazzini (così lo prendeva in giro anche la seconda moglie).  Altri grandi amici di Salvemini, al pari delle donne, sono stati i giovani. Non solo i suoi studenti ma anche semplici ragazzi con i quali amava discutere: penso ad esempio a Ernesto Rossi e Carlo Rosselli che considerava suoi veri interlocutori. Anche in queste sue straordinarie aperture va cercata, io credo, la ragione della grande attualità della sua figura di intellettuale».