“Il Vangelo dalla finestra” di domenica 5 aprile, Santa Pasqua

di Alessandro Repossi

Il commento di don Michele Mosa. "Quando le pietre pensano. 'La pietra era stata tolta dal sepolcro' ”

Di Don Michele Mosa

Premessa

Spostatevi. Fate largo ai vostri angeli di cartapesta e alle vostre teologie rassicuranti. Smettete di cercare risposte nel cielo, perché la verità non ha ali: ha spigoli, pesa tonnellate e sta piantata nella terra. Per secoli mi avete ignorata, usandomi come un banale accessorio del miracolo. Ma io sono l’unico testimone reale che non ha bisogno di credere per sapere. Se volete capire cosa sia accaduto davvero in quel giardino, ascoltate il marmo, non il coro. Ora parlo io. Io, la pietra del sepolcro.

Tutti guardano il vuoto, ma nessuno guarda me. Eppure, se c’è un testimone che non può mentire, quel testimone sono io. Io sono la materia, il sigillo, la certezza che ciò che è finito deve restare confinato nel buio. Sono stata scelta per la mia obbedienza alla gravità: il mio unico compito era pesare, impedire il passaggio, dire “basta”.

Eppure, c’è un dettaglio che tutti voi ignorate: “io non sono stata tolta per far uscire qualcuno”. Se immaginate che la divinità ha bisogno che io mi sposti per passare, non avete capito nulla. Un Dio che scavalca la morte non inciampa in un blocco di calcare. Io non mi sono mossa per Lui. Mi sono mossa per voi. Perché la tomba diventasse una bocca aperta, un invito a guardare dove non volevate guardare.

Ero lì, incastrata nel terreno, a guardia di un corpo che la terra reclamava. Non c’è stato un momento spettacolare. Nessun effetto speciale, nessun testimone oculare del passaggio. È successo nel silenzio atomico della notte. La risurrezione, prima di essere un dogma, è stata una vibrazione che ha annullato il mio peso.

Per secoli avete cercato di fotografare l’attimo in cui la carne si fa luce. Ma io, che ero l’unico ostacolo reale, vi dico che la risurrezione non si lascia catturare. È una ferita nella continuità della materia. Quando le donne sono arrivate, io ero già di lato. Inutile. Ridicola nella mia pretesa di definitività.

Le donne sono arrivate presto. Portavano aromi, gesti da compiere su un cadavere, una logica di cura che io avrei dovuto proteggere con il mio spessore. Ma io avevo già fallito. Vedere una pietra ribaltata non è un evento religioso; è uno shock cognitivo. È la scoperta che le leggi che governano il vostro mondo – il peso, il tempo, la fine – possono essere sospese.

Hanno avuto paura. Non della morte, che è prevedibile come me, ma di qualcosa che non riuscivano a spiegare. E lì è risuonata una domanda che ancora oggi vibra contro la mia superficie ruvida: una domanda che non ammette risposte facili.

La risurrezione comincia sempre così: non con un teorema risolto, ma con una domanda che ti sposta, proprio come sono stata spostata io. Se ci fosse stato un segno chiaro, un corpo luminoso che cammina sulle acque del lago, la vostra fede sarebbe stata una sottomissione all’evidenza. Invece no. Io vi ho mostrato il vuoto. Un vuoto che potete interpretare in due modi: o è il furto di un cadavere, l’ultima beffa, o è l’inizio di qualcosa che non ha ancora un nome.

Io non sono più un muro, sono diventata un ponte.

Pietro è arrivato dopo. È entrato, ha visto le bende vuote e non ha capito. Tuttavia la sua certezza si è incrinata. E a me, che sono pietra, lo potete credere: a volte basta una crepa. Una fessura nel marmo delle vostre convinzioni vale più di mille cattedrali.

Io resto qui. Non per essere adorata, ma perché il mondo sarà sempre pieno di gente che torna a cercare prove. E la risposta sarà sempre la stessa: “non è qui”. Ma ascoltate bene: “Non è qui” non significa che non esiste. Significa che non è dove lo cercate: nei vostri ricordi imbalsamati né nelle vostre abitudini rassicuranti.

La vera cronaca di quel mattino è che nessuno ha visto la vita tornare, però molti hanno iniziato a vivere come se fosse tornata. E questo, per una materia inerte come me, è il vero miracolo: vedere esseri umani che smettono di pesare come me e iniziano a correre. Leggeri. Volete sapere se è successo davvero? Io sono solo una pietra spostata. Non posso darvi la prova del cielo. Posso solo farvi la stessa domanda: perché continuate a cercare la vita nei vostri sepolcri? Nelle relazioni morte? Nei sogni sepolti per paura? Nei progetti che puzzano di chiuso? Io sono stata tolta non per Lui, ma per voi. Perché possiate uscire da ciò che credevate definitivo. La risurrezione non è un concetto da studiare; è piuttosto un varco da attraversare. E comincia quando smettete di chiedere: “È vero?” e iniziate a rischiare una vita nuova.

Io sono la prova che nulla è mai del tutto sigillato. Neanche voi.