Nicea 1700 anni dopo: a Pavia le Chiese cristiane riflettono su come comunicare la fede

di Alessandro Repossi

Il Piccolo Chiostro San Mauro ha ospitato il convegno ecumenico

A diciassette secoli dal Concilio di Nicea, le Chiese cristiane di Pavia si sono ritrovate il 7 febbraio al Piccolo Chiostro San Mauro per interrogarsi su una domanda ancora attuale: come si comunica oggi la fede? Il convegno ecumenico ha riunito rappresentanti di diverse confessioni in un clima di confronto e ascolto reciproco, con l’obiettivo di rileggere un passaggio fondativo della storia cristiana non come semplice memoria celebrativa, ma come strumento per comprendere il presente. La mattinata si è aperta con gli interventi del prof. protopresbitero Sergio Mainoldi e del pastore valdese Andreas Köhn, che hanno ricostruito il contesto storico e teologico del Concilio di Nicea, sottolineandone il valore come momento di sintesi capace di incidere in modo duraturo sull’identità della fede cristiana. Il tema si è poi spostato sul piano comunicativo con don Michele Mosa, delegato per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Diocesi di Pavia, che ha evidenziato come Nicea non sia stato soltanto un evento dottrinale, ma una risposta concreta a un’esigenza di chiarezza e comprensione. Il punto centrale, ha ricordato, non riguarda solo “cosa dire”, ma “come dirlo”, mantenendo intatto il contenuto e rendendolo intelligibile alle persone del proprio tempo. Uno sguardo al presente è arrivato dalla testimonianza del poeta e influencer Paolo Gambi, che ha riflettuto sul ruolo dei social network come nuovi spazi di dialogo e di primo avvicinamento alla dimensione spirituale. Accanto alle opportunità offerte dall’“infosfera”, è emersa anche la necessità di vigilare sui rischi di semplificazione e superficialità imposti dai linguaggi digitali. La giornata si è conclusa con una tavola rotonda dedicata al tema dell’annuncio e della comunicazione della fede oggi, moderata da padre Ambrogio Pirotta.

Laura Rossi