Il “Vangelo dalla finestra” di domenica 18 gennaio

di Alessandro Repossi

Il commento di don Michele Mosa. “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”

Di Don Michele Mosa

Era una di quelle mattine in cui sei in aula, ma con la testa da un’altra parte. Ascoltavamo a tratti. Le parole passavano e pensavamo di conoscerle già, di averle sentite altre volte. Poi una frase si è fermata. Non ha fatto rumore, non ha chiesto attenzione. È rimasta lì: “lo Spirito rimane su di lui”.

Non sappiamo bene perché ci abbia colpito. Forse perché noi non siamo bravi con le cose che restano. Tutto intorno a noi cambia in fretta: idee, amicizie, sogni, perfino il modo in cui ci guardiamo allo specchio. Cambiamo spesso anche noi, e ci sembra normale. A volte necessario. Per questo quella parola – rimane – ci ha messi un po’ a disagio.

Pensando a Gesù in quella scena non ci è venuta in mente una persona protetta o privilegiata. Ci è sembrato qualcuno che, da quel momento, non può più far finta di niente. Se qualcosa rimane su di lui, allora non può scegliere quando essere vero e quando no. Ogni passo conta. Ogni scelta pesa. E questa cosa, detta così, fa un po’ paura.

Noi non sappiamo ancora chi siamo. E forse non è un problema. Abbiamo bisogno di provare, di sbagliare, di cambiare idea. Le cose definitive ci spaventano. Non perché non siano belle, ma perché restano anche quando sei confuso, stanco, non all’altezza. Non se ne vanno quando vorresti solo mettere tutto in pausa.

Forse è per questo che facciamo fatica con la fede. Non perché non ci interessi, ma perché sembra chiedere più di un momento o di un’emozione. Se qualcosa rimane su di te, allora anche la tua vita rimane in gioco. Le scelte non sono solo tentativi. Le parole non sono solo prove.

Ci viene detto spesso che crescere significa diventare responsabili. Noi pensiamo che crescere significhi accorgersi che certe domande non passano. Puoi ignorarle, far finta di niente, ma restano. Tornano. Ti chiedono che direzione stai prendendo.

Non sappiamo dire se lo Spirito rimane su di noi. Non con queste parole. Però sappiamo che restano cose che non riusciamo a spegnere: una rabbia quando vediamo l’ingiustizia, una voglia di verità che non si accontenta delle risposte facili, un’inquietudine che non ci lascia mai del tutto tranquilli.

Forse qualcuno la chiama fede.
Noi, per ora, la sentiamo come qualcosa che ci accompagna senza spiegarsi.

Scriviamo questo perché crediamo che anche voi sappiate cosa significa convivere con ciò che resta. Non stiamo cercando risposte, ma condividere un pensiero: quella frase ci ha fatto capire che le cose vere non svaniscono in fretta. E forse crescere significa proprio questo: imparare a non scappare subito da ciò che ci resta dentro.

(Classe 3ª B – Liceo Artistico Giotto)