“Pasqua 2026: dove sono i segni della risurrezione?”

di Alessandro Repossi

L'editoriale del Vescovo Corrado Sanguineti pubblicato sull'ultimo numero de "il Ticino"

  Di Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)

         

Anche la Pasqua di quest’anno vede il mondo ferito da conflitti che invece di risolversi, si moltiplicano, con il loro carico di morte, con la paura del coinvolgimento di altre nazioni, con i timori per le conseguenze nel campo economico e l’impoverimento di popoli già gravati da ingiustizie e povertà. Sembrerebbe che nulla sia cambiato da quell’alba in cui le donne, discepole di Gesù, hanno trovato il sepolcro del loro Maestro vuoto e aperto, e hanno ricevuto per prime l’annuncio incredibile: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto”. (Mt 28,5-6).

Ai tempi di Gesù c’erano guerre e ingiustizie, c’era un mondo costruito sulla pratica della schiavitù, c’era un potere che spesso appariva violento e arbitrario, nonostante la grande tradizione del diritto romano. Apparentemente quello che è accaduto a Gerusalemme, la crocifissione di un oscuro maestro itinerante, Gesù di Nazareth, che pretendeva d’essere il messia e, come tale, il re dei Giudei, sembrava essere un fatto irrilevante: una delle tante esecuzioni a morte, in questo caso, come in altri, di un innocente, “senza arte né parte”.

Tutto sembrava finito, i suoi discepoli, travolti dalla paura e dagli eventi, si sarebbero dispersi. Invece è accaduto qualcosa d’imprevisto, che ha ridestato quegli uomini e quelle donne: l’hanno incontrato di nuovo, risorto e vivo, e hanno sperimentato in vari modi, la sua presenza attiva.

Così è iniziata una nuova storia, una nuova realtà che lentamente si è fatta strada, prima in Israele e poi nelle terre dell’impero, fino ad arrivare, in pochi anni, a Roma. Ma tutto continuava come prima: il potere imperiale, le guerre, la schiavitù, i crudeli giochi nel circo, con i gladiatori, le vittime date in pasto alle belve. Certo, oggi, almeno nel nostro mondo sviluppato, quegli spettacoli orrendi non si fanno più, ma ci sono nuovi “Colossei”, scenari di guerra con le loro vittime innocenti, spesso bambini, donne, vecchi, ci sono migranti che muoiono nelle traversate nel deserto o affogano nei mari, nell’indifferenza del mondo, ci sono luoghi asettici e ben puliti, dove si sopprimono vite ancora nel grembo o prodotte per screening e selezioni eugenetiche, dove si praticano forme più o meno nascoste di eutanasia, ci sono sofferenze di ogni tipo che segnano il corpo e l’anima di milioni di uomini e donne sotto il cielo.

Dove sono allora i segni della risurrezione? Che cosa è cambiato da quell’alba di Pasqua? In realtà, se apriamo bene gli occhi possiamo vedere germogli di vita, che continuano a fiorire nell’umanità di persone cambiate dall’incontro con Cristo, dall’esperienza della fede in lui, ci sono famiglie e comunità che, con i loro limiti e le loro fatiche, testimoniano una tenace speranza che sempre rinasce, ci sono giovani che, anche nel nostro tempo così secolarizzato, ritrovano la gioia e la bellezza della fede cristiana e, come sta accadendo in non pochi Paesi europei, in cui il cristianesimo sembra scomparso dall’orizzonte della cultura e della vita, chiedono di essere battezzati e vivono con nuovo entusiasmo, con fierezza e umiltà il loro essere cristiani.

Germogli di risurrezione possiamo riconoscere in uomini e donne che non si rassegnano alla logica dello scontro e della guerra, che sono capaci di percorrere, con pazienza, strade di pace e di riconciliazione, che aprono il cuore alla sofferenza dei poveri, di chi resta ai margini, compiono con passione e dedizione il loro compito, il loro lavoro, si fanno tessitori di fraternità e cercano di promuovere il bene, si fanno compagni strada di chi cade, di chi è fragile, di chi porta ferite profonde.

Certo, uomini e donne di buona volontà esistono ovunque, sotto ogni cielo, in ogni cultura e popolo, e spesso trovano in motivazioni religiose e ideali nuova forza per non arrendersi al deserto che avanza. Ma è altrettanto vero che proprio la fede cristiana ha generato una schiera immensa di testimoni di bene, di carità, di misericordia, ha fatto nascere nuove istituzioni di cura e di servizio, come gli ospedali, i monti di pietà, le prime forme di previdenza sociale per i più svantaggiati. Da duemila anni la Chiesa continua a donare al mondo, nonostante ombre e scandali, miserie e peccati dei suoi figli, lo spettacolo della santità: i santi e le sante, con o senza aureola, sono i testimoni più trasparenti della vita nuova che sgorga incessantemente da Cristo risorto.

Quest’anno, ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226 – 2026), ci è dato un segno limpido di Cristo nella vita del poverello di Assisi che continua ad affascinare uomini e donne di ogni popolo, anche non cristiani. Eppure, non ci sarebbe stato un San Francesco senza Gesù, e l’esistenza di questo giovane figlio della terra umbra sarebbe incomprensibile e impossibile se Cristo non fosse una presenza viva, reale, capace di afferrare totalmente il cuore di un uomo.

Per la nostra Chiesa e città di Pavia, la Pasqua di quest’anno si arricchisce di un segno di speranza: la prossima visita del Santo Padre Leone XIV che sarà tra noi nel pomeriggio di sabato 20 giugno. Un segno di speranza perché il Papa viene tra noi come successore di San Pietro, per confermarci e incoraggiarci nella fede e nella testimonianza a Cristo, viene come “figlio di Sant’Agostino” per pregare il grande padre della Chiesa, per indicare nella persona di Agostino un maestro e un amico; viene come testimone di pace e di unità, lui che non si stanca di riproporre a un mondo sordo e confuso “la pace disarmata e disarmante” del Risorto.

Se siamo attenti e disponibili ai segni della risurrezione di Cristo, se sapremo preparare il cuore all’incontro con Papa Leone e metterci in ascolto della sua parola mite e limpida, potremo ritrovare nuove ragioni di speranza e di vita, anche in questo tempo così difficile e incerto.