Di Michele Achilli
“Alle 21.37 il Santo Padre Giovanni Paolo II è tornato alla Casa del Padre”: con queste parole, uscite dal cuore emozionato e commosso, dell’allora Sostituto alla Segreteria di Stato vaticana Mons. Leonardo Sandri, la sera del 2 aprile 2005, in una gremitissima Piazza San Pietro, veniva comunicato al mondo che era terminata la vita terrena di un Santo, riconosciuto tale prima dai fedeli e poi ufficialmente dalla Chiesa. Si concludeva così un pontificato tra i più lunghi e intensi della storia. Vent’anni dopo arricchisce l’animo di tutti poter andare con la memoria alla vita di un uomo, Karol Wojtyla, che ha attraversato il Novecento, donando la sua esistenza totalmente a Dio. Un uomo che ha vissuto, dagli anni della giovinezza agli anni della vecchiaia, la sofferenza, fisica e morale, arricchendola di significato teologico, trasformandola in forza capace di imprimere, in coloro che lo hanno conosciuto, una comprensione nuova della propria esistenza. Le generazioni nate dopo la sua dipartita hanno moltissimo da apprendere, conoscere, interiorizzare, rielaborare e nuovamente tramettere. È sempre lì ad attenderci l’eredità dei suoi insegnamenti e della sua testimonianza; un patrimonio di umanità da seminare ancora nei cuori, nelle menti, nelle vite di generazioni inedite, che sempre domandano segni di Verità. È sempre urgente accogliere, ciascuno a proprio modo, il messaggio di inizio pontificato, “Non abbiate paura!”. Un invito a far spazio al “non misurabile” affinché in esso ciascuno trovi tutto il senso del “misurabile”.
(Nella foto di Agensir, un primo piano di Giovanni Paolo II)